Tomboy, Céline Sciamma, 2011

Laure ha superato i dieci anni, ha una sorellina di sei e due genitori amorevoli. La famiglia si trasferisce in una nuova città, in un complesso di palazzi non distante da un bosco. Laure fa subito amicizia con i ragazzi che girano intorno al cortile dei palazzi, ma si fa passare per maschio. Tutti la conosceranno con il nome di Mickaël e, “da maschio”, Laure saprà conquistare la fiducia degli altri coetanei e il cuore di una ragazzina, Lisa.
Tomboy ha del miracoloso, per una serie nutrita di motivi: per cominciare si parla di ragazzini in periferia senza tirare fuori palazzoni fatiscenti, droga, violenze domestiche, razzismi, traumi. Si respira, dal primo all’ultimo minuto, un’aria di naturalezza e normalità che è uno dei veri punti di forza del film. Inoltre è diretto da una regista neanche trentenne, Céline Sciamma (e non è neanche il suo primo film): il vecchio detto che mette in guardia chi gira con bambini e animali non deve avere spaventato la Sciamma, che governa con estrema naturalezza le dinamiche del gruppo di ragazzini protagonisti. Da tempo non vedevo l’infanzia e l’adolescenza rappresentate in maniera così convincente: gli eccezionali interpreti sono tutti bravissimi, tant’è che viene da chiedersi quanto la Sciamma abbia lasciato i piccoli attori all’improvvisazione, in alcuni passaggi del film, e quanto – invece – abbia provato per trarre questa naturalezza dai bambini. Qualunque sia la verità è segno di grande talento della regista. E poi è un film che parla di identità sessuale senza cercare il dramma a tutti i costi: non ci sono scene madri, in Tomboy, e anzi sembra che la Sciamma segua soltanto ciò che accade, non limitandosi, però, a registrare gli avvenimenti in modo anonimo, ma mostrando la sua posizione. Una piccola accortezza, come quella di tenere spesso la macchina da presa ad altezza bambino, è segno di personalità e rispetto per la storia che si porta sullo schermo, oltre a costituire un arguto rimando al taglio di certe strip e cartoni per ragazzini.

Si sente solo in un momento, a un terzo circa del film, un piccolo “strappo” a quello che fino a quel momento è stata davvero una narrazione perfetta: non riveliamo nulla, ma diciamo che la sceneggiatura imprime una piccola accelerata funzionale, ovviamente, allo sviluppo del film. Un necessario “svelamento” che non avrebbe destato alcuna particolare attenzione in un altro contesto, ma che qua si percepisce più di quanto sarebbe dovuto, probabilmente proprio a causa della grazia con cui si entra fin da subito – senza voyeurismi né morbosità di alcun genere – nella storia raccontata. Si crea, dopo questo svelamento che però, lo ribadiamo, non ha nulla della “scena madre”, un’empatia ancora maggiore tra Laura/Mickaël e lo spettatore, che viene portato fino alla fine del film e solo allora, nell’ultima bellissima scena, si rende conto di avere seguito la ragazzina in un percorso di formazione. Il che è quello che di solito accade alle persone nella vita vera: fanno cose, conoscono gente, si prendono schiaffi e baci e solo dopo si rendono conto che tutto quello era “crescere”. L’ultimo piccolo appunto che facciamo alla regista, però, riguarda ciò che è speculare a questa fine: mancano, cioè, alcuni elementi del retroterra precedente al tempo in cui inizia la narrazione del film che rendano più vividi ancora i membri della famiglia protagonista. Come avrà fatto Laura a nascondere altre volte, magari in situazioni simili, la sua vera sessualità? Come è stato affrontato in precedenza questo argomento in famiglia? In fondo, però, queste sono davvero piccole note per un film riuscito e delicato, senza essere stucchevole, come pochi.

IMDB | Trailer

One Comment

  1. Posted 27 ottobre 2011 at 14:34 | Permalink | Rispondi

    Tomboy è davvero unico per come racconta il mondo dei bambini. Ho letto che scelta la protagonista poi a recitare accanto a lei sono stati scelti i suoi amici veri. Quando giocano è davvero un gruppo di amici che gioca

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: