Super, James Gunn, 2010

Partiamo dalla storia: Frank D’Arbo (Rainn Wilson) ha avuto due momenti felici nella vita: quando ha suggerito a un poliziotto la via di fuga presa da un criminale e quando ha sposato sua moglie Sarah (Liv Tyler). Quando un delinquente, Jock (Kevin Bacon) gliela porta via, facendo leva sulla tendenza alle dipendenze di lei, Frank decide di diventare un supereroe senza poteri, Crimson Bolt, per vendicarsi e riprendersi la consorte. In questo delirio si porta dietro una nerd, Libby (Ellen Page), con la quale affronterà il crimine comune e il suo arcinemico.
E voi direte: siamo dalle parti di Kick-Ass. Dalle prime sequenze si potrebbe pensare di sì, ma così non è. Sono in disaccordo con quello che dice Luotto nel post che I 400 Calci ha dedicato a Super. La tesi di Andy (che semplifico) è che il film arriva fuori tempo massimo, ma rimane nell’ambito “indie-pendente”, non portando a nulla di nuovo.

Sarebbe ora d’uopo aprire una parentesi e capire che cos’è l’indie nei film: intendo dire la concezione che si ha oggi dell’indie, un macrotermine nel quale c’è una sola certezza, cioè che i meccanismi che lo muovono sono identici a quelli del cosiddetto mainstream, solo che su scala ridotta e con tipi di pubblico diversi. Avere Ellen Page nel cast è indie? Avere come protagonista il volto principale di “The Office” è segno di indietudine? A mio avviso, no: Super è un film, quindi per motivi qualitativi (la considerazione da parte del casting di quei due attori) e/o quantitativi (quei due attori “vendono”), li ha, punto. Il protagonista, perché è sfigato, è indie? No, perché Frank è davvero uno sfigato e l’unica nota stonata (“Ma come, uno sfigato si sposa Liv Tyler?”) è raddrizzata dal fatto che Sarah è una tossica, una con problemi, una mezza matta. Frank disegna, ma male, non ascolta musica, si veste da schifo, ha un lavoro da schifo e, soprattutto, non ha sogni. Questo, mi dispiace, ma non è indie (sempre nel senso che si dà al termine oggi: perché del nichilismo – vero o presunto – in certe indiecose degli anni e decenni passati ce n’era). Insomma, chiudendo la parentesi: ce ne sarebbe da dire sulla questione, ma non credo di avere i mezzi per elaborare “manifesti” così estesi. Non ora, quanto meno.

Torniamo quindi al film: Super risponde alla domanda “Come sarebbe un film di supereroi-senza-poteri del tutto realistico?”. La risposta è, parafrasando la trama del film, “Una storia truculenta di pazzi, conservatori, violenti sfigati.” Qualcuno forse dirà: “Ohibò, truculenta, ma come?”. Gunn viene dalla Troma e sembra ricordarcelo a ogni cranio esploso e fiotto di sangue: se il nostro Crimson Bolt ha come “arma magica” una chiave inglese, che succede ai corpi e alle teste che vengono colpite? Ecco. Esagera, Gunn, ma sembra che voglia dire che, nel momento in cui Frank non può fingere di avere superpoteri, non si può fingere che un pugno sia solo un “SOCK” e una mitragliata un “TATATA”. Sia chiaro: Gunn usa questi espedienti, ma dopo avere mostrato la violenza nella maniera più esplicita. Le onomatopee diventano, quindi, sberleffo, schiaffone paradossalmente realistico, così come sono delle pernacchie le scene ambientate nella fumetteria, altro luogo-culto del film indie.
Accidenti, ci sono ricascato. Mettiamo in chiaro che la fumetteria viene usata come un raccoglitore di vademecum e manuali del supereroe: consigli che non funzionano, però. Serve altro che qualche albo: infatti la sequenza in-montaggio (“presa di coscienza e equipaggiamento dell’eroe”) è girata in un’orrenda e realistica armeria, dove i due fanno spesa.

Super è sgradevole, per tanti versi: perché è granguignolesco, perché mette in scena la disperazione di uno che non ce la può fare mostrando i suoi fallimenti, perché se ne sbatte delle “regole” (non vi sveliamo nulla della trama, ma se l’avete visto avrete avuto un sobbalzo notevole, verso la fine), ma soprattutto perché non offre redenzione. Non c’è una presa di coscienza, uno sviluppo virtuoso del personaggio: Frank rimane uno che soffre di allucinazioni, che sopravvive, che ha un’aggressività repressa tremenda e un senso della giustizia da Antico Testamento: la religione, non a caso, è presente nel film, ma non con strizzatine d’occhio allo spettatore agnostico, bensì con una critica acida nei confronti di ciò che il culto e l’indottrinamento causa.
Insomma, non urliamo al capolavoro, perché Super è ben lungi dall’esserlo: però è un film che ha più coraggio degli altri nell’attirare lo spettatore in un contesto rassicurante e ormai noto per poi sbattergli in faccia una realtà cruda, fatta di persone patologiche, spietate e stupide. Butta via.

Trailer | IMDB

2 Comments

  1. Posted 25 ottobre 2011 at 08:56 | Permalink | Rispondi

    Ne sto sentendo parlare molto bene e, in generale, questi film un po’ particolari, un po’ nerd mi piacciono, quindi lo cercherò senz’altro! (anche perché se aspetto che esca qui… vabbé.)

  2. Wappo
    Posted 25 ottobre 2011 at 22:10 | Permalink | Rispondi

    Visto! A me e piaciuto, alcune scene molto divertenti e altre completamente folli

One Trackback

  1. By Vitaminic – Ansia globale on 26 ottobre 2011 at 15:25

    […] E infine, terzo film, terza sorpresa positiva: Super, di James Gunn. I trailer ingannano: siamo dalle parti di Kick-Ass per quanto riguarda il tema “persone normali che diventano supereroi senza poteri”, ma lo sguardo di Gunn è spietatamente splatter (arriva dalla Troma) e terribilmente sconsolato. Cosa sarebbe un film di supereroi-senza-poteri visto in chiave crudelmente realistica? Un’ora e mezzo divertente e raccapricciante al tempo stesso, che parte da toni di commedia per raggiungere picchi di tristezza notevoli. Anche qua: se lo perdete, non dite che noi di SecondaVisione non ve l’avevamo detto. […]

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