Evertything Must Go, Dan Rush, 2011

Nicolas Cage. Io gli voglio molto bene a Nicolas Cage. In realtà il povero Nic non è per niente amato. Tutti a prenderlo in giro per i capelli. Tutti a coglionarlo perché ha un figlio che è un caso umano. Tanti miei amici lo detestano, pensano sia una sorta di garanzia di fail. Se c’è Nicolas Cage il film sartà brutto. Che non è assolutamente vero: è che Nic fa talmente tanti film che alla fine, per forza di cose, alcuni sono delle merde. Diciamo che l’80% delle cose che fa fanno schifo. Ma non è colpa sua. Lui si impegna sempre moltissimo. Lui ce la mette tutta, sono i film che fanno cagare. Eppure un tempo non era così: un tempo Nicolas Cage era un grandissimo attore per tutti. Un tempo Nicolas Cager una un nome una marca una garanzia. Perché poi magari voi ve lo siete dimenticati, ma l’uomo che ha fatto L’Apprendista Stregone, The Wicker Man, Segnali dal Futuro, Ghost Rider e altre incredibili prelibatezze, ha vinto un Oscar. 1995, Via da Las Vegas, Mike Figgis. Nicolas Cage porta a casa l’Oscar grazie alla parte di uno sceneggiatore fallito che si sposta a Las Vegas per uccidersi di alcool. Nicolas Cage fa faccette a buttare e vince la statuetta: tutti bravo bravo, poi vengono fuori i primi dubbi: “ah, ma sai alla fine fare la parte del pazzo o dell’alcolizzato è facilissimo. Un Oscar buttato via!”. Io non sono d’accordo. Quello a Gwyneth Paltrow è un Oscar Buttato via. Quello a Sandra Bullock è un Oscar buttato via. Quello a Colin Firth è un Oscar buttato via. Ma non è questo il punto. Il punto è che Nicolas Cage è bravissimo. Ed è stato bravissimo anche in Via da Las Vegas: quell’Oscar se lo meritava tutto. Era il film ad essere una merda. E l’idea dell’alcolizzato poetico che piange sotto la doccia mentre si scola due bocce di vodka, o con occhiale da sole beve una birra sott’acqua, quelle sono cose che fanno schifo. Non Nic, che si sbatte e urla.

Uno invece bravissimo a fare l’alcolizzato è Will Ferrell. Che c’entra – direte voi – Will Ferrell è bravo a fare tutto. Lo so, avete ragione: io a Will ci farei fare veramente qualsiasi cosa, ma qui secondo me s’è superato. Andiamo con calma. Il film si intitola Everything Must Go ed è diretto dall’esordiente Dan Rush. La storia è tratta dal racconto Perché Non Ballate? di Raymond Carver, se non sbaglio il primo racconto di Di Cosa Parliamo Quando Parliamo d’Amore. Il simpatico Dan Rush c’ha messo un po’ le mani e l’ha fatta diventare il suo film, Everything Must Go. Che coraggio bisogna avere per mettere mano a un racconto di Carver? Una cosa importante: io non ho letto il racconto. Per cui non farò paragoni con il testo originale. Mi limito a segnalare che fare il ganassa con Raymon Carver nel 2011 non è da tutti. Se voi avete letto il racconto e avete anche visto il film e volete farmi dei paragoni ve ne sarei molto grato. Will Ferrell, il miglior comico di sempre, interpreta Nick Halsey un uomo sulla quarantina che ha appena perso il lavoro perché beve. Ha fatto l’ennesima cazzata da ubriaco ed è stato licenziato. Torna a casa e – sorpresa – trova tutti suoi averi nel giardino antistante la sua abitazione. Tutto lì: la sua pltrona, i suoi dischi, l’armadio con i suoi vestititi, ecc. La moglie, una volta saputo della ricaduta dell’uomo, ha cambiato le serratura di casa, se n’è andata e ha buttato tutti gli averi di Nick in giardino. Nick non sa cosa fare. Ha pochi soldi in tasca, non sa dove andare e non ha nessuno da chiamare. La soluzione è una e una sola: mettersi a bere come se non ci fosse un domani e lasciarsi vivere lì in giardino cullato dalla sicurezza dei propri oggetti. Poi c’è un bambino un po’ grassottello, una vicina di casa con il volto di Rebecca Hall e il suo vecchio sponsor agli Alcolisti Anonimi (Michael Pena). Ah, e anche una vecchia compagna dell’high School interpretata da Laura Dern.

Will Ferrell non è la prima volta che fa una parte seria. Lo avevamo già visto alle prese con uno script che non prevede simpatiche canzoncine in Vero come la Finzione. Lì, a dire il vero, qualche momento comico lo aveva, qui invece non deve mai fare ridere. Eppure tiene il film interamente sulle sue spalle. E ce la fa perché ha le spalle larghe. Uno dei pregi maggiori di Ferrell è il suo fisico: è grosso e goffo. Anche se si mette lì, fermo immobile, occupa metà del quadro. Ha un corpo ingombrante che comanda a fatica. Ed è quello che fa in questo caso per quasi tutto il tempo: Nick è un uomo che per anni ha fatto finta di essere normale. Beveva, sì, ma forse le cose potevano ancora mettersi a posto: aveva un lavoro, una moglie e tutte le sue cose. Ma lui sapeva che tutto questo era solo una finzione, sapeva che c’era qualcosa che non andava dietro, sapeva che dietro quel suo aspetto rispettabile si celava qualcosa di sbagliato. Imperfezioni, errori, che vengono fuori sotto forma di goffaggine. Il pregio maggiore di Everything Must Go è proprio l’interpretazione di Will Ferrell. L’attore, dal mio punto di vista, intuisce il significato di un film fatto di poco – di oggetti, di chiacchiere forse senza senso, di campi lunghi – e se lo lascia scorrere addosso, facendo solo apparentemente il meno possibile. Everything Must Go è un gioiellino da tenersi stretti. Recuperatelo che vi fate un bel regalo. Rebecca Hall: sei la donna più bella del mondo. Sappilo.

IMDb | Trailer

4 Comments

  1. luca
    Posted 6 novembre 2011 at 15:06 | Permalink | Rispondi

    notevole.

    SPOILER

    peccato per quell’inutile colpo di scena finale
    e soprattutto l’espediente del cellulare per farlo scoprire..

    FINE SPOILER

    farrell è carver in persona

    grazie per la segnalazione!

  2. fedemc
    Posted 6 novembre 2011 at 15:10 | Permalink | Rispondi

    è un piacere Luca!
    mi sono permesso di modificare
    leggermente il tuo commento.
    ciao
    F

  3. luca
    Posted 7 novembre 2011 at 16:27 | Permalink | Rispondi

    si beh certo hai fatto bene!

    INIZIO SPOILER

    cmq son sicuro che l’ultima cosa che uno pensa durante la proiezione è con chi sta bastonando la moglie (che poi manco si vede mai)

    FINE SPOILER

  4. Posted 8 novembre 2011 at 02:48 | Permalink | Rispondi

    Io ho letto il racconto, che è una cosa straziante, e direi che, ad occhio e croce, è come se il racconto fosse una sorta di spinoff del film. E mi pare un modo intelligente di adattare un racconto. Soprattutto il racconto di uno che ti dice quattro parole da cui puoi tirare fuori, in effetti, un mondo intero.

    Me lo recupero.

    PS: non è che nel film c’è per caso la scena di una coppietta che passa di lì e si vuole comprare i mobili?

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