Faust, Alexander Sokurov, 2011

Post scritto a 4 mani da Paolo e Manu

LUDOVICO ROSSI: C’è un po’ di difficoltà ad affrontare un film così denso di livelli, di intertesti, opera dell’ultimo autore titanico (forse con Malick) rimasto. Da Goethe a Murnau… Roba da far tremare i polsi

Un’opera che non è solo intellettiva, ma anche potentemente visiva. Tarkovskij ma però con una vis visiva ancor più accentuata. Un vero e proprio film-filosofia, in cui le immagini concorrono a creare il senso assieme al testo e agli intertesti

LORIS BIANCHI: No, guarda, a parte che ho lasciato l’Enciclopedia Britannica a casa e non ti capisco, io ho rischiato di addormentarmi  in più punti. E poi, onestamente, mi sapresti raccontare cosa succede? Quali sono le azioni? A che diavolo servono tutti questi personaggi?

E perché l’usuraio ha il coso sul didietro?

LUDOVICO ROSSI ci può stare che non siamo più abituati a film del genere, ma superate le prime difficoltà il coinvolgimento è totale. Poi, dov’è quest’abbondanza di personaggi? Faust, Mefistofele, Margherita e il resto è sfondo. Per il coso, direi che potrebbe essere una delle mille referenze alchemiche che ci sono nel testo. Oscure, ma significanti.

LORIS BIANCHI: “Superate le prime difficoltà”?

Abbi pazienza, ma questa è un’idea alpinistica del cinema, anzi dell’esperienza, che è l’unica cosa che conta. “Superate le asperità iniziali, inizia la discesa lungo un declivio punteggiato da larici di medio fusto…” Scusami, ma tu e i quattro cinefili con la puzza sotto il naso a cui piace questo film avete una concezione distorta. Il cinema è e deve essere un grande spettacolo popolare. Questo non è popolare, perché non si capisce una mazza. Non è grande, perché, vabbe’ che il 3D non ti piace, vabbe’ che lo scope sa troppo di America imperialista, ma tornare al formato Academy! Lo schermo 1:1,33 come nel 1938, più piccolo della Tv. E poi, chissà se è veramente spettacolo.

LUDOVICO ROSSI

Beh, la definizione di grande spettacolo popolare è una delle possibili. Non l’unica. Esiste una bella tradizione di film che non si rifanno a questa definizione, e sono più che rispettabili

LORIS BIANCHI: Tipo?

LUDOVICO “L’anno scorso a marienbad”: a un certo punto ho pensato “ehi, ma è Resnais con l’alchimia”

LORIS Peggio mi sento.

LUDOVICO Ma possiamo anche prendere Kennteh Anger, Antonioni, Tarkovskij ma a parte la discussione sul popolare, che ci porta distante, a discutere del pubblico. Discutiamo dell’opera: ok, è un film fatto per coloro che scelgono. Anche la scelta del formato è pienamente significante, è come se costringesse i personaggi a stringersi, a toccarsi, a sentire i propri odori, la presenza l’uno con l’altro.

Anche la scelta di un formato ormai desueto, al di là dello snobismo, è un modo di fare un grande spettacolo. Molto alto. Molto intellettuale, che domanda molto a coloro che lo seguono ma allo stesso tempo dona molto. A livello di spettacolo, vale più l’immagine di Faust e Margherita che si tuffano nel lago e svaniscono che tre quarti del cinema intellettualino americano (Sofia Coppola e compagnia cantante

LORIS: Per il resto però… “Coloro che scelgono”, chi sarebbero? Dove si collocano nella tripartizione platonica della società? E tutti gli altri che devono fare, tenersi lontano per evitare di bruciarsi al fuoco ardente della sapienza o, peggio, di addormentarsi? Ma guarda, a parte questo, ché Sokurov un po’ lo conosciamo, il problema è proprio nei nomi che fai. Kenneth Anger, Michelangelo Antonioni, Tarkovskij, hanno una cosa un comune, sai cosa? Che sono MORTI (o ANZIANI!)

Qui siamo veramente fermi agli anni Sessanta, al massimo al settantadue: il grande autore che indica la strada, la deformazione del filmico e del profilmico, gli effetti anamorfici delle lenti, il dialogo con la cultura alta, ti prego… E, lasciamelo dire, a parte che Antonioni si teneva lontano kilometri da questo simbolismo per iniziati, a parte che Anger lavorava su mitologie già stradigerite, dimmi la verità. Se questa roba qua la facessero i Fratelli Taviani non perderesti nemmeno il tempo di andare al cinema

LUDOVICO Beh a parte che anche i fratelli Taviani non stanno tanto bene… Ma questo non è un Faenza qualsiasi, che fa cinema mediocre e te lo spaccia come grande prova di pensiero.  Non è ingannevole. E’ cinema alto, iniziatico, tutti lo sanno. Se lo vai a vedere te lo prendi, se non vai,te lo risparmi e tutti contenti Non ci vedo nulla di male a riprendere in mano una tradizione, che esiste come quella del western,  cioè quella del cinema d’autore. Perché quella non è una tradizione ormai? E questo film lo fa con una potenza visiva che gli altri non hanno o non avevano.

Insomma, non è un intellettualino prestato al cinema, ma uno che riflette per e con le immagini Poi non incasserà buzzilardi, ma non me lo puoi paragonare ai Taviani. Quelli facevano film che rompevano i coglioni anche nel 1972: Questo parla del presente…

 LORIS Del presente?

 LUDOVICO …Con una ricchezza visiva e simbolica che è rara nel cinema. E non solo contemporaneo. E poi che è, Malick si perché c’è Pitt e Sokurov no. Abbastanza miope come prospettiva…

LORIS:No, guarda, a me Malick con quelle minchia di meduse mi ha veramente ammazzato. Ma spiegami questa roba del presente, che non l’ho afferrata.

LUDOVICO Non mi dire che la riflessione sul potere, degli ultimi 4 film di Sokurov non è attuale Però va a finire che facciamo anche su un russo la reductio ad berlusconum…

LORIS

Ecco, sempre lì che si va a finire. Come se ogni riflessione dovesse essere sul potere, la politica e poi si finisce a Silvio. C’è da dire che voi intellettuali avete una bella varietà di pensieri. Complimenti. Ma lasciamo Silvio al Silvio… Spiegami: perché cazzo alcune inquadrature sono deformate e altre no? Cos’è, devo leggere dei testi alchemici per andare al cinema e capire cosa sta succedendo?

LUDOVICO Provo a spiegarti, ma non so se ci riuscirò.

LORIS Illuminami col tuo sapere esclusivo tratto dall’ultimo articolo di Travaglio magari, o di Merlo

LUDOVICO D’altra parte, ragionare con uno che ha pensa che “Il ritorno dello Jedi” sia una tappa fondamentale del pensiero occidentale non è semplice. Hai presente una scacchiera? L’avrai vista almeno una volta…

LORIS “Il ritorno dello Jedi” ha influenzato più persone di quante il tuo Sokurov ha fatto addormentare

LUDOVICO Certo, anche la mononucleosi ha fatto danni, ma non cambiare discorso. La scacchiera l’hai presente? Com’è fatta?

LORIS Bianca e nera

LUDOVICO Bravo, ma non solo. Impegnati…

LORIS Puoi anche smetterla di trattarmi come un cretino

LUDOVICO No, è che non volevo sembrare il solito intellettuale che dà le proprie conoscenze per scontate…

LORIS Vuoi finire il discorso o è troppo complicato?

LUDOVICO No, ci possiamo arrivare tutti. La scacchiera è bianca e nera. Ma le caselle sono tutte uguali di dimensione e distribuite uniformemente, per questo funziona. La scacchiera è uno spazio percorribile perché il giocatore conosce gli assi e le combinazioni differenziali.

LORIS E questo dona al film una potenza significante incredibile, certo…

LUDOVICO Il genio di Sokurov sta nel costruire uno spazio fatto di microporzioni comunicanti nei fatti, ma irriducibili l’una all’altra.

LORIS E quindi? Bella prova di forza. Ma a chi lo ha detto? A te e e tuo cugino che ha studiato topolgia filosofica

LUDOVICO Una scacchiera fatta di caselle tutte diverse, ma che per qualche motivo incomprensibile, magico – certo, magico – funziona. Per questo tutti quei personaggi, che comunque non sono così tanti, è che tornano senza essere chiamati. Per questo quei falsi raccordi sul dialogo, per questo la mdp non torna mai due volte nello stesso posto (eccetto la casa di Faust, inquadrata però sempre in modo diverso) È una nuova forma di spazio-qualsiasi, comprensibile non solo a me e a mio cugino Leopoldo, ma anche a te, che infatti ti sei chiesto: perché sfuocature? Perché distorsioni?

LORIS Ah,vabbé, un po’ come quel cazzone di Von Trier che vi piace tanto. Lui metteva le camere a caso e faceva fare la regia da un algoritmo. Solo che qui c’è il GENIO che ti fa ingrifare ancora di più. Poi, che ce ne faremo di una nuova forma di spazio qualsiasi? La usiamo per non russare quando vediamo il film? È che la vostra comunità di intellettualoidi ha sancito che Sokurov è genio. E tutto quello che fa va bene, e lo giustificate per qualsiasi minchiata che non si vedrà mai nessuno.

LUDOVICO Ma quale sarebbe questa comunità? Per favore, basta con questa mania, non per continuare a parlare di B., ma voi siete veramente uguali a lui. Siete la maggioranza rumorosa, invadete i parcheggi delle multisala per andare a vedere i robottoni sparatutto e poi rompete anche?

LORIS Vedi? Tu vedi B. dappertutto

LUDOVICO Avete questo complesso dell’egemonia culturale subita…

LORIS Si chiama paranoia la vostra

LUDOVICO Siete voi quelli veramente retrogradi.

LORIS Si, all’avanguardia te sei, uno che trova solo modelli morti e improduttivi…

TO BE CONTINUED

3 Comments

  1. Posted 3 novembre 2011 at 11:33 | Permalink | Rispondi

    io sono un gnurantone, Faust è bello anche se non si capisce, non ho detto niente, perché mi ha lasciato a bocca aperta. Però il giorno dopo per riprendermi sono andato a vedere Tin Tin in 3D
    Lamberto

  2. michelaus
    Posted 5 novembre 2011 at 14:24 | Permalink | Rispondi

    Conversazione geniale. E mi sento fiera di aver capito dalle prime battute chi fosse Manu e chi Paolo.

  3. babidec
    Posted 5 novembre 2011 at 15:01 | Permalink | Rispondi

    Io non l’ho ancora capito ma, a dire il vero, la cosa che mi preoccupa di più è che certe battute di Loris sembrano copia-incollate dal “mio pensiero”. Tutto ciò rende questo pezzo inquietante, se non addirittura, perturbante. Rossi e bianchi sono tutti uguali…

2 Trackbacks

  1. By Dammi solo un minuto: Faust « secondavisione on 5 novembre 2011 at 08:02

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