Scialla (stai sereno), Francesco Bruni, 2011

Tre cose funzionano nel cinema italiano di oggi: un certo numero di autori – da discutere ma la lista comprende Garrone, Sorrentino, Gaglianone e Virzì e i più stagionati Bellocchio, Moretti, Placido e Amelio, le sceneggiature delle commedie e le storie coi ragazzini.

Scialla prende tutte queste tre cose e le mescola, anche se la prima delle tre condizioni è riveduta e corretta. Infatti è Francesco Bruni, storico sceneggiatore di Virzì, a provare la prima regia. Affinità e divergenze tra i due? Le affinità sono, risposta abbastanza scontata, soprattutto in ciò che si racconta. In questo caso non uno, ma due romanzi di formazione: quello del figlio, Luca, che deve imparare ovviamente a crescere come si addice a un quindicenne; ma soprattutto quello del padre (non è uno spoiler, garantisco, è  il motore narrativo del film) Bruno, professore che si è ritirato dalla professione e dalla vita, uno con ambizioni da scrittore che ormai non scrive più e che sopravvive facendo lezioni private e il ghost writer, girando tutto il giorno praticamente in pigiama. L’altra cosa in comune  è l’affetto per i personaggi e una generale positività nel trattarli: i problemi non sono mai insormontabili neé drammatici, esiste una possibilità di redenzione dalle debolezze, che non sono mai difetti fatali ma sono sia pretesti per sorridere, sia ottimi modi per affezionarsi.

La differenza fondamentale, e stiamo bene attenti perché non lo sto definendo né come un pregio né come un difetto, è che manca la dimensione tragica. I personaggi, nei film di Virzì, sono sempre ancorati al loro destino da difetti, condizioni sociali, esclusione o da sogni troppo alti, invece nel film di Bruni questa dimensione è cancellata per arrivare ad un risultato più cristallinamente di commedia.

Quindi, se mi si perdona la parola abusata, leggerezza: la paternità non è problema né crisi, ma possibilità di riscatto; la notizia sconvolgene non crea traumi, strepiti, psicoanalisti e ribellioni, ma è qualcosa di superabile, la distanza culturale tra il padre scrittorucolo e il figlio zarro qualcosa non di irriducibile ma di modificabile e riscattabile. Insomma, un universo narrativo in cui il rimatrimonio è possibile (o meglio la ripaternità). E crea un film che non può creare dibattito, ma solo puro piacere di vederlo.

Certo, poi ci sono alcuni difetti atavici del cinema degli ultimi anni: il ruolo salvifico della cultura e della lettura, la dolceacida frecciata a Romanzo Criminale che, anche se con la strizzata d’occhio e altra classe, percorre la stessa strada di Alemanno, la gente che va in motorino per Roma che è come se Moretti avesse impiantato a tutti un chip nel cervello e altre cose qua e là. Ma per sconfiggere tutto ciò (e non è detto che sia un bene) ci vorrà ancora del tempo.

Trailer|IMDB 

5 Comments

  1. luca
    Posted 21 novembre 2011 at 16:20 | Permalink | Rispondi

    il sig bruni è riuscito a rendere ridicolo un bravo attore come bentivoglio e fuori ruolo e impacciata la bobulova. il film è un accozzaglia di cose senza senso e un ventenne che fa il 15enne davvero insopportabile. la metà della gente che era in sala con me è uscita almeno 10/15 min prima incazzata nera..pessimo film il peggiore del 2011.

  2. Francesco
    Posted 22 novembre 2011 at 13:31 | Permalink | Rispondi

    secondo me è un film scarso, ma soprattutto terribilmente ondivago e poco omogeneo con alcuni personaggi davvero tremendi. ma non sono così incazzato come luca. ne parliamo stasera in trasmissione con l’autore del post!

  3. luca
    Posted 22 novembre 2011 at 20:59 | Permalink | Rispondi

    io ero tranquillo. quelli che sono usciti dal cinema prima di me un pò meno. mi incazzo dopo. magari quando penso ai tanti registi (mi viene in mente caligari ma immagino ce ne siano tanti bravi) che non lavorano per problemi economici burocratici politici ecc.. e poi girano queste robe qui. film inutile di qui non si sentiva il bisogno e che non incasserà un cazzo

  4. luca
    Posted 23 novembre 2011 at 02:44 | Permalink | Rispondi

    cui..caz!

  5. Posted 14 dicembre 2011 at 16:02 | Permalink | Rispondi

    copio quella che era la mia opinione e che ho scritto gia

    dal punto di vista del gusto (mio) non mi è piaciuto per niente, storia vista e rivista e sensazione di vedere una fiction sui cesaroniliceali o giu di li, nonostante non abbia guardato questi ultimi era piu o meno cosi che me li aspettevo

    scialla è un concentrato di cliché e romanismi esasperati e da scene macciacapatondiane che vengo ad illustrare, in ordine piu o meno sparso, con spoiler alti senno mi tolgo meta del divertimento

    via con i cliché, dove per lui intendo il ragazzino, per il padre intendo il padre

    – il ragazzino con il cappuccio, che fa boxe, che è coraggioso, che è onesto valoroso pero sogna una vita simil criminale per il rispetto, che pero è anche intelligente solo svogliato

    – la mamma, che va dall’ignaro padre e in un bar in una notte, sciogliendosi i capelli dice la frasona “perchè è tuo figlio”

    – il ragazzino rispettato da tutti pero è pulito, nel senso che non si droga, non fuma, ecc ecc

    – il ragazzino che ascolta musica rap, attacca scrittone contro i vetri di camera, gira in boxer firmati e in canottiere nera

    – lo sleng dei cciovani romani, non si capisce una parola

    – la frase ‘unt’accollà, memorabile nella scena di lui che parla con la madre al telefono, lascia lo zaino in terra, e dopo due settimane che non sente la madre inizia una serie di scialla ‘unt’accollà scialla ‘unt’accolla e poi basta

    – il padre che si preoccupa, che fa studiare il ragazzino

    – il ragazzino che è come sopra pero sarebbe anche bravo se solo lo volesse

    – il ragazzino che si caccia nei guai, che corre, che cammina per la tangenziale, che è sull’autobus, che guarda fuori dal finestrino e ascolta musica rap a palla

    – il ragazzino che si nasconde nel parco, sotto un faro alogeno per non farsi vedere, sopra uno scivolo, memorabile e geniale

    – il padre che lo raggiunge, che gli racconta la verita nel momento peggiore, che si blocca con la schiena, che prende un pugno, che arriva il megacapo del giro che lo tratta benissimo perche se lo ricorda quando insegnava, che dimentica tutto, che lo ammira e lo riporta a casa (primo messaggio del film, studia perche hai piu rispetto che se meni)

    – il ragazzino che porta il padre, oramai diventato persona degna di pietas, sulle spalle, come enea nella scena precedente, guarda un po

    – il ragazzino che studia studia e prende bei voti a fine anno

    – la maestra cattiva

    – il ragazzino che si fa bocciare apposta, perche vuole ricominciare, e lo fa con un’entrata plateale in sala professori

    – la pornostar della biografia, messa lì per dire le parole doppiapenetrazione e troia e cazzi

    – il ragazzino che vede la suddetta a casa sua, che le da un bacio in fronte e basta senza un perche

    – il derby lazio roma

    – ercapitano

    – daje, levate, la macchina gialla, e le pistole sul comodino e il mazzo di soldi arrotolati, uao, chi l’avrebbe mai detto

    sperando di essermi ricordato tutto

One Trackback

  1. […] collaterale dell’ultima Mostra di Venezia, ci ha convinto solo a metà: il disaccordo con ciò che scrive Manu sul blog è netto. Non a caso ne abbiamo parlato con lui al […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: