Il nostro viaggio nel cinepanettone/Vacanze in America, Carlo Vanzina, 1984

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, e per giunta mica ‘na volta sola. Eh no. Repliche su Italia Uno comprese

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Affettiva, me la passate? Perchè a me proprio ha sempre fatto ridere tanto. O almeno mi fa sorridere il ricordo di me che sorridevo ..nti anni fa. O perchè il passato è sempre immerso in una nuvoletta rosa e blabla. O perchè sentir dire “don Buro” mi fa ancora ridere, soprattutto nella pronuncia in r francese di Edwige Fenech.

Un’idea della trama senza usare verbi
Gruppo di ex studenti del “San Crispino” in vacanza in America, capitanati da don Buro/Christian De Sica e da fratello Serafino/Renato Moretti. Jerry Calà/Peo Colombo e promesse di gnocca a gogò infrante dall’ex “schiantatope” Liverani Ermanno. Romanista in trasferta Claudio Amendola a caccia di Antonellina Interlenghi nella Grande Mela contro fidanzato nerd. Edwige Fenech madre frustrata e bloccata, francesina da tailleur Chanel invaghita del maschio accento umbro di don Buro. Capatina a Las Vegas.

La gag che fa ridere
Beh, tante. Alcune entrate nella storia. Almeno nella mia.

“Viva la beata ignoranza: ti fa star bene di testa, di cuore e di panza!” (don Buro)

“E questi chi sono, i Village People?No ragazze, scusate, I like la cara e vecchia faiga” (Peo alla festa di Liverani Ermanno)

“Don Buro, mi sblocchi lei!” (Edwige Fenech mamma divorziata alla ricerca di emozioni inconsuete)

La gag che fa vergognare
In una prospettiva di politically correct forse il dialogo Peo con gay al party dell’ex schiantatope Liverani Ermanno: “I like la cara vecchia faiga” dice Peo. Di contro il sosia di Freddie Mercury: “Amore, ma come sei antica”. “Cara, ma come sei frocia!”. Però a me fa ridere pure quella, oh, che ci devo fare? Ah, e anche un po’ la foto al povero fratello Serafino con sfondo di conigliette da Playboy, un po’ scherzo da caserma inutile nell’economia del film.

Natale al cesso
Vedi sopra, ma di robe volgari ce ne sono proprio pochine. Quelle arriveranno dopo.

Ma quant’è bella Meganghella
Qui la palma va senza se e senza ma all’Antonellina Interlenghi, ricca e annoiata milanesina in trasferta, aria angelica e strafottente al tempo stesso. Anche se mica ci dimentichiamo dell’Edwige

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Beh, oddio, si parte con “Terra promessa” di Ramazzotti (“Siamo ragazzi di oggi, pensiamo sempre all’America”). Fortuna che dopo si riprende quota con un po’ di Lou Reed, John Denver, Creedence Clearwater, Beach Boys, e pure Aurelio Fierro, perchè “non c’è niente ma la canzone italiana!”. Curiosità: un pezzo targato Rita Rusic, guarda un po’…

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Non saprei, ma sono pronta a scommeterci la testa che un qualche schiantatope sia stato infilato qui e là. Ma adesso Moretti ci deve confessare quanto don Buro c’è nel suo recente papa.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
A costo di ripetermi, la festa a casa dello schiantatope Liverani Ermanno è l’equivoco più divertente di decenni di cinepanettoni (gli altri non li ho visti ma lo posso dire con una certa sicumera).

Guest star
Beh, c’è la Edwige. L’unico cinepanettone cui abbia mai partecipato. Già in odor di mito.

Ué, testina, it’s the sublim
Dovremmo fare un discorsino serio sulle qualità recitative. Va detto che i ragazzi sono stati presi quasi in blocco e catapultati di  lì a  poco dentro la terza C, e quanto a capacità attoriali non è che ti venga immediatamente in mente Stanislavskij

Lo specchio del reale
C’è il sogno ammericano, il ritratto sbeffeggiato del macho latino, il calcio, gli attriti di classe, le luci di Las Vegas, la fuga dall’adolescenza, gli eterni studenti che coltivano vari hobbies e sono fondamentalmente orientati alla gnocca, prodromi dei contemporanei fannulloni, zii dei trentenni in crisi dei nostri “autori”.

Concita De Gregorio si è impossessata di me
Film vacuo, banale, leggermente sessista e razzista. Disimpegnato ai limiti della denuncia.

I miei due neuroni per un cavallo
Poichè i miei due neuroni il suddetto cavallo se li è portati a spasso, cito l’ottimo Manu, la cui conclusione dovrebbe essere posta a chiosa di tutti i film dei Vanzina che affrionteremo in questo spavaldo viaggio. Rileggetevi dunque la conclusione del precedente post, e mandatevelo a memoria.

One Comment

  1. barbara
    Posted 10 dicembre 2011 at 13:55 | Permalink | Rispondi

    Giudicare “Vacanze in America” (e “Vacanze di Natale”, ma anche i due “Sapore di mare” e l’indimenticabile/ato “Ferragosto OK”) è arduo. Come si fa a dire qualcosa di oggettivo su un film in cui appaiono “Chicco”, Gianfranco Agus, l’Edwige in epoca pre-Domenica In, De Sica ciociaro e l’adipe addominale di Jerry Calà? Dai! Troppi ricordi. Troppa nostalgia. Mancano solo la Bouchet e Jocelyn…

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