Il nostro viaggio nel Cinepanettone/Anni 90′, Enrico Oldoini, 1992

Fino a che punto l’ho visto?

Tutto. La struttura a episodi (anche molto brevi) facilita la visione frammentata e quindi, pur avendo voglia d’ andare ad asfaltare strade per non vederlo, si riesce a portarlo a compimento.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?

Il titolo già rivela molto, vorrebbe essere un ritratto del nuovo decennio che sta arrivando. Prende tutti i topic più discussi (come se fosse una collezione di Panorama) e ci imbastisce delle piccole scenette che vorrebbero essere comiche. La struttura è quella di un palinsesto di una tv commerciale (le varie gag sono intervallate molto spesso da finti spot) che viene proposto come griglia di lettura più adatta a spiegare la contemporaneità.

Inoltre, si parla degli anni 90, e quindi un minimo di interesse potrebbe destarlo, giusto per capire un decennio in cui si è vissuto da giovani (perlomeno io). La locandina raffinata qua sopra spegne già qualsiasi benché minima speranza.

Un’idea della trama senza usare verbi

Sufficiente questo?

No. Allora. Sesso sicuro, etilometro, malattie: Francesco Benigno (Chiii?) coperto di cellophane. Telefono cellulare in auto: Rinaldi e De Sica: insluti di persona, rimorchio attraverso cazzate à la Manuel Fantoni via telefono. Beautiful: Andrea Roncato sull’altare con discorso film d’autore distrutti per registrare Beautiful. Telefono Azzurro:  botte di Frassica (padre) e Greggio (esperto del telefono azzurro) contro il figlio di Frassica. Locali per scambi di coppie: Boldi brianzolo sempliciotto con la moglie in un locale equivoco per anniversario di matrimonio. Parlare di sesso: Boldi Frassica Roncato e Mattoli in terapia per problemi sessuali vari. Trans: De Sica e Boldi travestiti da donna per carnevale. Molti equivoci. Apologo finale (serio, ma davèro) sulla paura, con Roncato e Frassica.

All’interno: molti finti spot di solito con Ezio Greggio protagonista. Avete presente quelli dei Broncoviz. Bene, tutt’altra roba

La gag che fa ridere

Anche qui Boldi svetta sugli altri. Quando fa il brianzolo che finisce nel locale di scambisti qualcuna la azzecca. Non so, quando finge di saper imitare Abatantuono “Al mio paese ridono tutti. Facci Diego. Facci Diego mi dicono”. Oppure quando, dopo l’esperienza all’Orchidea Selvaggia dice “Mi sa che ho su le mutante di un altro” e poi sfancula il concierge.

Da cinefilo, Andrea Roncato che dice “M’ha scancellato un Fellini per metterci Ridge” e “Che futuro avranno i nostri figli se tu preferisci Beautiful a Balla coi lupi”. mi ha fatto sorridere.

Da fumatore, ho apprezzato anche lo spot in cui il fumo è meno tollerato della droga. Ma questa è una battaglia che gli anni novanta hanno vinto.

La gag che fa vergognare

A costo di ripetermi, tutti gli spot con Ezio Greggio sono di un livello infimo, anche se sicuramente lui è più a suo agio con questo formato (breve, sulla battuta singola)  che con una narrazione intera. Però fanno tristezza lo stesso, anche perché dopo 20 anni l’idea della parodia dello spot pubblicitario puzza veramente di stantio.

Se volessimo variare, per non prendercela sempre con il solito Greggio, direi che la sequenza del sesso sicuro è bruttina forte, se non altro perché telefonata dicendo “Il telefono, la tua voce”. Come esasperare l’idea di sesso sicuro? Ma facendo vestire uno completamente di cellophane (ricorda la Pallottola spuntata? Ma vagamente proprio)

Natale al cesso

Per quanto sembri incredibile, non c’è nessuna vetta di volgarità particolare. Ok, si, ci sono le battute sul pisello di Greggio negli spot, ci sono Boldi e De Sica travestiti da donna che fanno delle battute sui trans ma nulla di più. O forse sono io che comincio ad abituarmi. Certo, se poi prendiamo loro due e li paragoniamo a Jack Lemmon e Tony Curtis, a cui l’episosio è vagamente ispirato, potremmo essere travolti dall’orrore. Ma basta non pensarci, e passa tutto

"Nessuno è perfetto" "Infatti, teniamo una nerchia tanta"

Ma quant’è bella Meganghella

Anche in questo caso si può notare una differenza rispetto agli altri cinepanettoni: manca la gnocca. L’unica presenza femminile degna di nota è  Fabiana Udenio nel primo episodio (quello del sesso sicuro). Per chi non la conoscesse, è Alotta Fagina in Austin Powers.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!

Direi che gli snap che aprono il film valgono l’intera colonna sonora, probabilmente il pezzo zarro dance più famoso dell’intero decennio.  Per completismo segnaliamo Just Another Day di Jon Secada e, soprattutto, i QUEEN che, pur non essendosi esibiti per ovvie ragioni nei 90, sono perfettamente nel decennio (a naso, credo che il loro Greatest Hits 2 abbia venduto quintali di copie, tra cui la mia audiocassetta originale (attenzione, youtube mi segnala che il video sotto potrebbe avere contenuti inappropriati)

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film

Direttamente nulla, ma la voglia di fare i conti con la contemporaneità direi che è una malattia assai diffusa. E ho visto film rapportarsi molto peggio di questo con lo zeitgeist.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso

Difficile conto questo, perché è un film a episodi. Però

1) De Sica e Boldi vestiti da carnevale da donne scambiati per travestiti

2) In coda in auto De Sica e la Rinaldi si seducono al telefono ma si insultano dal vivo senza rendersi conto delle loro identità.

3) Boldi e la moglie vanno in un locale credendolo un tranquillo ristorante e invece è un locale per scambisti


Ué, testina, it’s the sublim

Beh, in questo caso l’ultimo episodio è assai spiazzante, in quanto non è un episodio comico ma un apologo sulla paura. Frassica e Roncato, dopo una partita di squash, prendono la metropolitana ma si spaventano quando rimangono da soli nel vagone con due teppisti. Cominciano a scappare , inseguiti da questi, in giro per Milano. Gridano aiuto ad ogni passante che incontrano, ma tutti questi invece di aiutarli si mettono a correre con loro. Alla fine centinaia di persone si ritrovano a correre per Milano. Appare Alfred  Hitchcock che dice “…la paura è contagiosa, da qui la celebre massima che chi scappa fa più paura del perché scappa”. Indubbiamente, è un finale insolito e quasi apprezzabile, rispetto a quello che ci si aspetterebbe in un film del genere (tutto in vacca e/o tutto a tarallucci e vino). Senza volerlo esaltare troppo (è uno spiazzamento, e basta, non è che è una cosa geniale che riscatta l’ntero film come operazione intellettualmente elevata), va detto che però sicuramente è qualcosa di nuovo (e questo è un bene) e allo stesso tempo denuncia la volontà di voler dire veramente qualcosa sul mondo contemporaneo (quello degli anni 90) di tutto il film. Che poi le promesse vengano o meno mantenute, è un altro discorso. Ma perlomeno c’è qualcosa che non ti aspetti.

Lo specchio del reale

Beh, il film vuole essere dichiaratamente uno specchio del reale, come già detto: ci sono tutti i temi più hot dell’anno ’92 AIDS, sesso…escludendo rigorosamente la politica (ed è un bene), selezionando i temi come se si sfogliasse un settimanale. Quindi, non ci sono da andare a cercare i riferimenti, la ragion d’essere del film è il riferimento al reale. A voler essere precisi al discorso sul reale.

I miei due neuroni per un cavallo

Oldoini, assolutamente incapace di rifare la Cortina dei Vanzina, con questo film si trova invece a proprio agio. La struttura a palinsesto televisivo la padroneggia bene e, parlandone come se fosse un bel film, è sicuramente più riuscito del precedente. In questo modo si saldano due capisaldi del cinepanettone perfettamente formato (Natale a Serramazzoni e similia): l’intuizione vacanziera dei Vanzina e l’ispirazione prettamente televisiva. Inoltre, in questi episodi si salda anche la coppia Boldi-De Sica che è indubbiamente quella con maggiori capacità.

Inoltre è molto interessante vedere come qui, ma anche in altri contesti (Odiens, Avanzi, Blob anche se a un altro livello) il palinsesto tv diventa il modo principe, la struttura fondamentale, per interpretare il contemporaneo. Siamo negli anni dei trionfo Mediaset (prima di Silvio in politica), Internet è di là da venire (perlomeno per la maggioranza) e quindi la realtà e il sociale si compongono nel discorso critico diffuso come se fossero un palinsesto, e come se questo fosse veramente la chiave di volta per comprendere e  vivere ciò che avveniva intorno in quegli anni. E, come in tutte gli altri film varietà o altro, l’obiettivo diretto è quello di far ridere, ma c’è sempre la presunzione o la voglia di dire qualcosa di serio e di ponderato. Che poi ci si riesca è un altro discorso, ma la volontà c’è.

One Comment

  1. Posted 14 dicembre 2011 at 05:01 | Permalink | Rispondi

    Ricordo che la scena finale di questo film mi inquietò all’epoca (d’altronde avevo dieci anni), mentre quella della sigaretta mi dava fastidio per via di un Greggio psichedelico che leggeva Topolino, che suggeriva neanche troppo velatamente che chi legge fumetti è un povero rincoglionito avulso dal reale.

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