Il nostro viaggio nel cinepanettone/Anni 90 parte II,

Fino a che punto l’ho visto?
Non ce l’ho fatta. Ero rimasta senza benzina. Ho forato una gomma. Non avevo i soldi per il taxi. La tintoria mi aveva perso il tight. C’era il funerale di mia madre. Era crollata la casa.C’è stato un terremoto. Una tremenda inondazione. Le cavallette! E poi provateci voi a vedervelo fino alla fine prima di fare i fenomeni.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
NO. Lo devo ripetere quattrocentotrentasette volte o  è sufficiente? Con l’aggravante che dura due ore. D U E ore. Centodiciottominuti che senti ad uno ad uno come gli strappi della ceretta alle ascelle. Ho reso l’idea?

Un’idea della trama senza usare verbi
Gustose scenette a gogò in piena burrasca mani pulite feat. Nino Frassica Massimo Boldi Christian De Sica Andrea Roncato Francesco Benigno in varie spassosissime maschere tipo: il truffatore fesso, il giudice fesso, l’avvocato fesso, il conduttore fesso, il tarello siculo fesso e altri ancora. Culi. Vibratori. Tradimenti. L’inserto sadomaso. Corna. Mogli schifezze. Le altre zoccole.

La gag che fa ridere
Ora, non posso essere obiettiva al cento per cento perchè non sono arrivata alla fine. E giurin giurello non faccio la snob. Ma di risate nemmeno l’ombra. Solo un senso di tristezza e noia diffuso e la chiara percezione che trattasi di roba rattoppata alla bell’e meglio per sfruttare l’onda lunga del successo del primo “Anni Novanta”. Che per carità, è operazione condotta pure dai migliori, ma qui, diciamocelo, non si parte esattamente dai diamanti, e ‘avoglia a dire che dal letame nascono i fiori.

La gag che fa vergognare
Sono tutte di una tristezza tale che non si può non provare un misto di vergogna e compassione per il cast in toto chiamato a recitare (scusate la parolaccia). Quella che mi ha fatto più vergognare forse è quella di Benigno con Salvatore Termini “King Kong” e Maurizio Prollo, tamarri siciliani a caccia di pelo esotico milanese. Da Risi a Oldoini il salto non deve essere stato indolore.

Natale al cesso
L’episodio succitato è emblematico, con tutto il corredo dei più squallidi luoghi comuni sul maschio arrapato meridionale. Del tipo che loro si rivolgono con complimenti a due ragazze, loro rispondono mandandoli a quel paese e i terruncielli tra di loro: “Miiinghia hanno risposto vuol dire che ci stanno!”. Ecco, direi che ci siamo no?

Ma quant’è bella Meganghella

Ex aequo tra una Carol Alt al culmine del suo splendore e un’acerba Anna Falchi che nella folgorante apparizione in costume di latex appare centomila volte meno volgare di qualsiasi successiva immagine. A sua discolpa c’è da dire che ancora non aveva conosciuto quel gran maestro di savoir faire, stile ed eleganza di Ricucci

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!

Della serie “trattoria a conduzione familiare” la colonna sonora è curata da Manuel De Sica. Che apre col botto con Living on my own dei Queen. E poi Paul Anka, Ray Charles, e vai di disco con Giorgio Prezioso e Joy Salinas, e poi c’è questa chicca qui e questa qui. Che spreco.

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Essendo sempre stata la più strenua sostenitrice del cinema italiano del collettivo voglio sperare proprio nulla. Al contrario, purtroppo, c’è da segnalare cosa dal cinema di qualità riprenda Oldoini. E quii c’è da tremare, perchè l”’omaggio” è alla Dolce vita. Non temete, non inserirò immagini. Vi dico solo che da una parte ci sono Boldi e Nadia Rinaldi mentre a far le veci di Mastroianni-Aimèe ci sono, ahimè, De Sica e Carol Alt.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Lo scherzo fatto a Boldi è l’equivoco per eccellenza. Prima è vittima di uno scherzo di un simpatico programma televisivo di quelli che ti fanno gli scherzi e si ride tantissimo (oddio mi sto bernocchizzando): il povero ignaro sorprende moglie del capo e il di lei amante, e per fortuna che quando arriva il capo l’inganno è smascherato. Ma quando torna a casa e trova la moglie col di lei amante crede ovviamente di trovarsi nello stesso programma di scherzi e quindi saluta amabilmente i fedifraghi intenti a far cosacce. Ah. Ah. Ah.

Ué, testina, it’s the sublim
L’episodio finto Fellini si apre in maniera quasi apprezzabile. I coniugi Boldi-Rinaldi gestiscono un bar popolare a Ostia. Lei legge Novella 2000 e sogna, lui la guarda adorante pensando alle di lei fettuccine. Entra Alberto Castagna che interpreta alberto Castagna. Si fanno la foto assieme, e ascoltano una telefonata che giunge al presentatore. Scoprono il ristorante dove andrà la sera successiva, e si riescono ad intrufolare. Dolce vita dei nostri miseri tempi, dove ci si bea per i personaggi che si incontrano, dei quali lei cita il nome e lui l’età.Maria Giovanna Elmi traparentesi 48, Luciano De Crescenzo traparentesi 58, fino al folgorante incontro con il re del piccolo schermo Pippobaudo, di fronte al quale si fa crollare ogni ritegno per un autografo. La sovrana televisione, giusto un anno prima della discesa in campo con l’amaro calice dell’unto del signore in odore di santità presidente cavalier B.

Lo specchio del reale
La scena di cui sopra, ma anche l’interessantissimo (in odor di profezia?) primo episodio, dove si sbeffeggia un giudice disposto a corrompere il finto mafioso Nino Frassica e a mandare un avviso di garanzia al Papa pur di soddisfare la sua sete di vendetta e giustizia ad ogni costo. Figura triste, ridicola, miserrima, altro che i giudici di sinistra. Insomma, si potrebbe addirittura pensare ad un preciso piano, allora agli albori, di ridicolizzazione della casta dei giudici pronti a comprare il marcio pur di averlo, operazione di fronte al quale Licio Gelli impallidirebbe.

I miei due neuroni per un cavallo
Ho provato a cercare su Internet i risultati al botteghino. Tenetevi forte perchè il film totalizzò 820.804 spettatori, contro i 700 mila circa di Lezioni di piano. Il primo episodio aveva totalizzato 908.352 spettatori contro 700.569 di Polanski con Luna di fiele. Per dire. Insomma, l’operazione reprise ha funzionato con una scarsezza di idee imbarazzante ed un livello di recitazione ai limiti della denuncia. Roba che sarebbero state meglio due volgarità e una puzzetta in più, giusto per strappare una risata isterica. L’anno successivo S.P.Q.R 2000 e mezzo anni fa sbancò con oltre un milione e settecento mila spettatori. Uno dei punti più bassi dunque per la produzione cinepattoniana, fortunatamente percepita anche dal pubblico. E ora che ho scontato questa pena di vedermelo e commentarlo per quanto lo stomaco me lo ha consentito vado a ciucciarmi tre ore di  Sokurov.

3 Comments

  1. barbara
    Posted 13 dicembre 2011 at 16:59 | Permalink | Rispondi

    Se ti è piaciuto tanto l’episodio del rimorchio che va a finire a schifiu ti invito a recuperare “Animali metropolitani” (1987) e “Tre tigri contro tre tigri” (1977). Il primo ti aiuta a vedere il frammento con Carol Alt da una prospettiva completamente diversa (vuoi perchè al suo posto c’è Mara Venier, vuoi perchè il tema del film, in qualche modo, giustifica il tutto). Il secondo ti fa capire dove si colloca, più o meno, l’inizio della fine (e c’è una Di Lazzaro che le Menanghelle se le magna a colazione). Entrambi portano la firma di Steno, ovvero il papà dei Vanzina, ovvero i padrini di Oldoini…

  2. Posted 13 dicembre 2011 at 17:29 | Permalink | Rispondi

    oddio Steno padre dei Vanzina padrini di Oldoini…quando arriveranno i figliocci di Oldoini cosa ci dobbiamo aspettare?

    ma state facendo penitenza così la befana vi porta meno carbone?

  3. papessa
    Posted 13 dicembre 2011 at 17:40 | Permalink | Rispondi

    @Barbara: ok, farollo. @Gig: macchennesò Gig, sono tendenze all’autoflagellazione. Istinti da millenarismi. Sarà che si avvicina il 2012:)

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