Il Nostro Viaggio nel Cinepanettone: A spasso nel tempo – L’avventura continua, Carlo Vanzina, 1997

Fino a che punto l’ho visto?
Ahimè tutto. Facendo una fatica cane e guardando ogni 5 minuti l’orologio. Oltretutto in un periodo in cui non ho tempo per guardare molti film causa visione di sette serie tv in contemporanea. Ho cercato in tutti i modi di distrarmi, bramando spasmodicamente che qualcuno mi disturbasse. Niente. 86 minuti di vuoto pneumatico che pesano come tutto Tarkovskij. Però ho ottenuto qualcosa. D’ora in poi l’idea di vedere le sette ore di Sátántangó di Béla Tarr non mi spaventa più.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Assolutamente no. Un sequel sconsiderato di un film già di per sé sconsiderato, ma che almeno aveva un barlume di spunto iniziale che legittimasse l’accozzaglia di sketch. Qui siamo di fronte al puro riciclaggio ancora più derivativo, al punto tale che il tema del viaggio nel tempo si tramuta in una carrellata di film famosi ambientati in epoche diverse, prontamente esplicitati dal sempre cinefilo Boldi perché proprietario di multisale. In conclusione non esiste un’idea di trama, un’idea di recitazione, un’idea di cinema, un’idea di ritmo, un’idea di gusto, un’idea di dignità. Un’idea.

Un’idea della trama senza usare verbi
A consulto da Piccolo Buddha due mogli affrante per mariti ancora dispersi nel tempo: preistorici Flintstones, in Scozia con Braveheart e Highlander, Ombre Rosse sulla Sfida all’Ok Corral, Pane, amore e… Positano, Swingin’ London, Beatles, Frank Sinatra, Corea-Italia, Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, sulla Luna Incontri ravvicinati del 3° tipo, bagnine che corrono, Chi ha incastrato Roger Rabbit?  Quel travone di Jessica Rabbit. Fine.

"Libertà! Secessione! Pajata! Cassoeula! Gnocca!"

La gag che fa ridere
Non esiste. A meno che non si scambi per risata la smorfia che mi si è impressa nel segmento à la Braveheart quando i due mattacchioni si presentano ai fieri guerrieri scozzesi come Cheesburger McDonald e Computer Macintosh. Il che è tutto dire.

La gag che fa vergognare
Tutte. Già dopo gli orridi titoli di testa si comincia con una sfilza di presunte battute con riferimenti/richiami a personaggi televisivi, sportivi e ovviamente politici che erano già datati il mese dopo l’uscita, ma del tipo mago=Giucas Casella, mercenari in Inghilterra=Zola-Vialli-Di Matteo, montagna (gran premio della)=Pantani, Disneyland=Gardaland fino all’immarcescibile e originalissimo Bossi=Braveheart. Poi via una girandola di succose trovate come nel segmento à la Flintstones dove compare una banca della clava, un premcdonald e si urla durante una partita di precalcio “Chi non salta troglodita è” (inutile sottolineare che la palla sia una roccia: siamo nell’età della pietra.. che pazienza). Passi la deligatissima allusione nel segmento à la Boccaccio tra Lorenzo il Magnifico e la magnifìca (sì, con l’accento sulla seconda i) moglie bbona di tal Baccio Bandinello, passi sempre nel suddetto episodio l’incontro con Monna Passera e Monna Topa già presenti nel primo film, passi che Jessica Rabbit presenti una non meglio identificata proboscide, la cosa veramente più vergognosa e imbarazzante è l’episodio à la Pane, amore e…, dove il bravissimo, donnaiolissimo, intonatissimo e istrionicissimo Christian De Sica ha il coraggio, ma soprattutto la faccia di tolla, di scimmiottare cotanto padre suo Vittorio, vestendo i medesimi panni del “Carotenuto cavalier Antonio”, con tanto di medesima scena di mambo. E ho detto tutto… (cit. Peppino De Filippo, non Vincenzo Salemme).

"Che bello essere figlio di cotanto padre!"

Natale al cesso
Picco di raffinatezza, ça va sans dire, nel segmento boccaccesco della Firenze rinascimentale, in uno dei pochi richiami al film precedente: l’incontro casuale con le monne un poco boldre Topa e Passera suscita l’ingrifo e l’eccitazione dei nostri simpaticissimi amici, finché non arriva Savonarola che li vuole gettare nuovamente al rogo, come già nel primo episodio. Commento del sempre elegante Boldi, avvinghiato alla Topa, “A noi Savonarola ci fa una seghina”. Controbattuta del sempre raffinato De Sica, abbrancicato alla Passera, “Sì, a ddù mani”.

Ma quant’è bella Meganghella
Solo una cosa poteva ravvivare la situazione sconfortante: qualche bella presenza femminile di rilievo, e per rilievo si intende ovviamente mostrare le tette. L’unica che lo fa è ancora una volta nel segmento della Firenze del 1477, dove la moglie bbona di tal Baccio Bandinello mostra generosamente la mercanzia (per gli amanti delle spigolature: diciamo una quarta abbondante, molto probabilmente non naturali) a un infoiato e sempre affascinantissimo De Sica, reduce dal riuscito scassinamento della cintura di castità della suddetta, che si concede bellamente (qualcosa mi dice per sdebitarsi, ma forse perché De Sica è veramente sensualissimo). Curioso il fatto che non si sappia chi interpreti la castigata gentildonna, totalmente assente dai credits della pellicola.

Guest Star
Calma piatta anche qui. A meno che non si voglia considerare Marco Messeri (nuovamente nei panni di Lorenzo il Magnifico) e Mariangela D’Abbraccio (sorella della più celebre e fine Milly) come star d’eccezione. No, vero? E allora passiamo oltre.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
L’unico pezzardone un poco unz unz, usato sia nel trailer che nei titoli di testa e di coda, è l’indimenticabile classico dell’eurodance anni 90 Barbie Girl del gruppo che ha fatto della conoscenza del latino un vanto, gli Aqua, un brano capace di unire fruibili istanze pop ad un tagliente spaccato della condizione femminile e dei rapporti uomo-donna:

-Ciao Barbie-
-Ciao Ken-
-Vuoi fare un giro?-
-Certo Ken-
-Salta su!-
Sono una ragazza Barbie in un mondo Barbie, la vita nella plastica è fantastica. Puoi spazzolarmi i capelli, denudarmi tutta: immaginazione, la vita è una tua creazione. “Vieni Barbie andiamo a divertirci!”
Sono un’oca bionda in un mondo di fantasia. Mettimi il vestito, stringilo, sono la tua bambola: segui la moda del rosa. Baciami qui, toccami lì, facciamo del sesso. Puoi toccare, puoi giocare, se lo dici sarò sempre tua. Fammi camminare, fammi parlare, fai quello che vuoi: posso recitare come una diva, posso pregare in ginocchio. “Vieni salta su amica oca facciamolo ancora!”
-Oh mi sto divertendo moltissimo-
-Beh Barbie abbiamo appena cominciato –
-oh ti amo Ken.-

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Direi assolutamente nulla. D’altro canto stiamo parlando di un film al cui confronto una puntata del Bagaglino pare un saggio di Hillman.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Un solo equivoco, ma che equivoco! Roba da far impallidire Robert Zemeckis e Bob Gale per l’azzardato paradosso temporale: nel segmento ambientato a Londra nel 1966 il sempre sobrio De Sica (che ha appena cantato a Las Vegas da novello Frank Sinatra ed evitato di uccidere un boss della mafia in un baretto complice la celebre partita dei mondiali Corea del Nord-Italia 1-0 gol di Pak Doo-Ik), rimorchia la cameriera caruccia, che in realtà è de Milan, passando una notte di sesso focoso in tutti i modiintuttiilaghiintuttoilmondo, per poi scoprire che in realtà è la Gina, futura moglie del sempre sagace Boldi. Lubitsch, sprofonda…

Ué, testina, it’s the sublim
L’unica cosa che sublima sono i maroni, però è ammirevole lo sprezzo totale verso uno straccio di trama e un minimo di sospensione dell’incredulità. I nostri due simpatici amici passano da un’epoca all’altra e automaticamente sono già inseriti nel contesto, già coi vestiti dell’epoca, già con relazioni varie (mogli, amici, conoscenti). Lo so, guardando un film del genere (ma anche un Fast & Furious qualsiasi), non bisognerebbe farsi domande sulle incongruenza, però… Comunque, il picco della cialtroneria si raggiunge nell’episodio con i Beatles, in cui Boldi, che è un grande professionista e sa far tutto, perfino suonare la batteria, vestito come Austin Powers, diventa il nuovo Ringo Starr, suggerendo ai tre scarrafoni alcune canzoni che potrebbero suonare:

Lo specchio del reale
L’unico fatto reale e spaventoso è che abbia incassato 15 miliardi delle vecchie lire. Per il resto, grazie al cielo, è un film talmente sciatto, vuoto, insulso, ridicolo da non offrire nessun tipo di riferimento alla realtà circostante, non riuscendo neanche nell’intento di essere veramente trash. Almeno per questa volta Concita De Gregorio può dormire sonni tranquilli…

IMDb | Trailer

14 Comments

  1. Valido
    Posted 17 dicembre 2011 at 16:08 | Permalink | Rispondi

    Storia vera: mia madre ha lavorato per un po’ in un cinema per cui io entravo gratis, e ogni tanto quando mi annoiavo mi presentavo e mi infilavo in sala in un momento a caso di un film a caso per un minutaggio a caso. Ricordo di aver visto 10 minuti di questo, e di aver colpevolmente riso alle scenette di Londra. A mia parziale discolpa pero’ ho riso quando ho capito le gag (quando inquadrano la tv con Corea-Italia e quando Paul dice “Ringo non c’e'”), ma prima che le mettessero effettivamente in scena… Vale?

    • tommy
      Posted 21 dicembre 2011 at 15:10 | Permalink | Rispondi

      No

      • Valido
        Posted 22 dicembre 2011 at 13:23 | Permalink

        Beh almeno non me lo sono sorbito tutto ;)

  2. luca
    Posted 17 dicembre 2011 at 21:08 | Permalink | Rispondi

    ma il tizio di colore è il said dei ragazzi del muretto?

  3. enrico
    Posted 18 dicembre 2011 at 21:36 | Permalink | Rispondi

    I cinepanettoni forse non sarebbero così famosi e l’italia così terribilmente ignorante se invece di investire le energie nelle critihe le impiegaste in qualcosa in cui credete veramente.
    Potrebbe essere proprio quello in cui credete a prendere il posto di questi film.
    Invece no, niente di costruttivo, solo sparare banalità già sentite…sei anche tu, caro blogger, a fare il gioco dei film di natale.

    • manu
      Posted 19 dicembre 2011 at 16:56 | Permalink | Rispondi

      In effetti, immaginavo che dietro i 20 milioni di euro che incassano in media questi film ci fosse la connivenza dei blogger. Comunque, c’è chi ritiene che capire perché questi film incassino tanto e perché facciano divertire parecchia gente sia un argomento interessante. La prossima volta comunque vedremo di far incassare a un film di Hou Hsuio Hsien i buzziliardi di Breaking Dawn.

    • Posted 22 dicembre 2011 at 11:20 | Permalink | Rispondi

      L’ultima volta che ho controllato c’era la libertà di espressione. Mi risulta che questo sia un blog in cui nessuno ruba i soldi di nessuno…

      • enrico
        Posted 22 dicembre 2011 at 12:24 | Permalink

        Infatti ho solo espresso un mio libero commento su una cosa liberamente scritta.
        Capisco che reputi impossibile una critica su un post che fa pura demagogia per avere consensi.

      • tommy
        Posted 22 dicembre 2011 at 12:42 | Permalink

        Carissimo Enrico, qui nessuno fa demagogia. E se ti fosse mai capitato di ascoltare una puntata della nostra trasmissione, ti accorgeresti che spesso si va più controcorrente che verso il facile consenso. Qui semplicemente si vuole condividere una passione, onnivora, che spazia da un genere all’altro, esprimendo pareri personali e soggettivi, con la veemenza e anche la partigianeria che solo la passione può dare. Se tu ci vedi demagogia, mi dispiace molto, ma è francamente un problema tuo, non nostro.

  4. Posted 19 dicembre 2011 at 15:43 | Permalink | Rispondi

    Credo che mi abbia appena preso fuoco il cofanetto dell’Anthology. Forse non dovevo vedere la sequenza con i Beatles.

    • tommy
      Posted 21 dicembre 2011 at 15:10 | Permalink | Rispondi

      Ti chiedo scusa… vedo di ricomprartela per Natale…

  5. enrico
    Posted 22 dicembre 2011 at 12:52 | Permalink | Rispondi

    Il la vedo come opinione, tu come un problema. Hai detto tutto. Ciao e buon lavoro.

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