Il nostro viaggio nel cinepanettone: Paparazzi, Neri Parenti, 1998

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, e più di una volta. La lunghezza supera i 100 minuti e la struttura (diciamo così) è parecchio dispersiva: non è facile ricordarsi delle gag e dello sviluppo del racconto.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Certo, siamo qua apposta. Con Paparazzi si passa alla formula all star adottata praticamente fino all’anno scorso. Alla coppia Boldi-De Sica si aggiungono altri attori, ognuno dei quali pare avere il compito di attrarre un preciso target geografico o socioculturale: Nino D’Angelo richiama il pubblico meridionale, Abatantuono fa da ponte tra nostalgici del terrunciello e pubblico di Salvatores etc. Sarebbe curioso poi andare a spulciare i contratti degli attori, per capire in che modo contribuiscano a definire numero e natura delle gag (Boldi sembra avere più spazio per scene a solo), costruzione delle inquadrature (in quelle d’insieme, per dire, Abatantuono è quasi sempre al centro) e cose di questo tipo.

Un’idea della trama senza usare verbi
Er Patata (Roberto Brunetti), King (Diego Abatantuono), il Faina (Christian De Sica), Ciro 3000 (Nino d’Angelo), Mr. Bin (Massimo Boldi) paparazzi di stanza a Roma, ognuno con la propria specialità. Imboscate ingegnose a vip di varia fama. Trasferta in Costa Smeralda. Insuccesso e ritorno nella città eterna per il colpo della svolta.

La gag che fa ridere
Funziona molto bene un duetto con De Sica-Abatantuono finti poliziotti meridionali che bloccano Anna Flachi per presunta guida in stato di ebbrezza. Un po’ perché è un classico, un po’ perché i due si divertono e tendono rubarsi la scena, un po’ perché in qualche momento improvvisano e di certo non manca loro il mestiere. Non male nemmeno De Sica en travesti nel ruolo della finta suora ciociara che assiste Martina Colombari.

La gag che fa vergognare
Abatantuono si finge portantino in una clinica per poter fotografare Martina Colombari, appena diventata mamma. Una suora lo costringe ad accompagnare al bagno un gigantesco tizio che ha entrambe le braccia ingessate e un’urgente necessità di urinare. Il tizio non parla italiano perché marocchino, Abatantuono commenta: “Ah, pure!” e gli spezza l’ingessatura. Ci si chiede perché uno come Diego Abatantuono, dotato di un potere contrattuale che gli permette (come è evidente in parecchie scene) di leggere il copione solo al bagno e solo perché non c’è a portata di mano una copia del giornalino della Coop, ecco perché Abatantuono non abbia avuto nulla da ridire si cose come questa.

Natale al cesso
Le scene con Roberto Brunetti – Er Patata sono sconfortanti e quasi tutte basate su un unico pretesto comico: l’alito pestilenziale del suddetto. In più il caratterista romano, forse perché è il meno titolato della truppa, è addetto a una delle gag classiche del genere: quella dell’oggetto acuminato inserito proditoriamente nel deretano. In questo caso si tratta della staffa di un ombrellone.

Ma quant’è bella Meganghella
Niente di niente. Solo bellezze italiane (Anna Falchi, Alba Parietti, Mara Venier, Martina Colombari, Nathalie Caldonazzo, Elenoire Casalegno, Carmen Di Pietro) o italianizzate (Brigitte Nielsen, Ramona Badescu, Valeria Mazza, Ela Weber). In tutto questo va precisato che solo Ela Weber concede centimetri alla macchina da presa.

Guest Star
Ecco, qui si fa fatica a capire chi è guest star, tanto il film è stipato di celebrità dell’epoca che interpretano loro stesse. In più in alcuni casi è necessario uno sforzo di memoria per riportare alla mente personaggi del calibro di Valeriano Longoni o Luana Ravegnini.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Si comincia con un pezzo dance-pop tedesco (e non è un buon segno), You’re My Heart, You’re My Soul dei Modern Talking, si continua con Love Song di Agostino Carollo in arte X-treme, e più avanti si possono ascoltare perle di un’epoca in cui il belpaese era attraversato dalla febbre latina, come Segure o Tchan degli É o Tchan!. Il film è punteggiato poi dal successone che ha riportato il vocoder nelle nostre cuffie: Believe di Cher. Secondo i titoli di coda la canzone è in versione originale, ma a me pare proprio una cover con una vocalist italiana, tipo Moony, ma non ci giurerei. Nei credits è citata anche I Think I’m Paranoid dei Garbage (!), ma io non l’ho proprio sentita.

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Mah, in realtà è più il contrario: capire cosa questo film prende dal cinema italiano di qualità, ma per questo rimando all’ultima sezione del post.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Veramente poca roba. Tipo la sequenza in cui Natalia Estrada e Valeriano Longoni scambiano De Sica per un intimo di Carolina di Monaco e gli chiedono di fotografarli in spiaggia.

Ué, testina, it’s the sublim
Pochino pochino. Neri Parenti non ha nostalgie autoriali da sublimare o ossessioni visive cui dare forma (e questo non è un demerito, anzi). Bisogna però dire che se il parallelo obiettivo fotografico/membro virile, ricorrente nel film a partire dalla sequenza iniziale, lo avesse messo in scena qualcuno che se la tira staremmo ancora qua a raccontarci meraviglie su questa illuminante pensata. Lo stesso dicasi per la sequenza, genuinamente disperata, della festa coi finti vip, sosia italiani di Schumacher, Michael Jackson, Di Caprio, assoldati per mettere nel sacco Alba Parietti.

I miei due neuroni per un cavallo
Insieme a Tifosi, uscito l’anno successivo, Paparazzi è l’unico titolo della serie a tentare in modo esplicito la via della satira sociale, prefigurando (ma ci voleva davvero poca immaginazione) gli eventi legati a Vallettopoli e al caso Fabrizio Corona.  Esplicito, è chiaro, non significa né convinto né convincente, ma questo qui non ci interessa. Interessa invece che è anche l’unico film della serie ad avere un ambientazione principale stanziale e non vacanziera: Roma, il centro di un certo tipo di spettacolo e di vita mondana.
I cinque paparazzi hanno una relazione con il territorio urbano simile a quella dei gangster: abili e potenti finché si trovano tra le strade che conoscono, prede della rivalsa delle loro stesse vittime quando sono in trasferta. Non è un caso, mi pare, che i paparazzi non riescano a fare un solo scoop in Sardegna e che comunque la metà del film ambientata in Costa Smeralda sia assai più fiacca della precedente.
Roma è centrale nel film e da questo punto di vista il riferimento alla “Dolce vita” (il film e la mitologia) non è solo segno di tracotanza, al di là della presenza feticistica di Rino Barillari. Spero che nessuno si scandalizzi, ma mi pare che arrivino dal film di Fellini, per vie tutt’altro che lineari, sia la geografia urbana fatta di discoteche, alberghi, ville, ospedali, monumenti che funzionano da hot spot del desiderio, sia l’idea di una città talmente erotizzata da rendere sostanzialmente intercambiabili e transitori i corpi e le facce che la abitano. Non sto dicendo che Paparazzi e Fellini siano la stessa cosa, sto dicendo che da questo punto di vista possono stare dentro la stessa storia.

6 Comments

  1. zia peppina
    Posted 19 dicembre 2011 at 10:53 | Permalink | Rispondi

    Attenzione a quell’apostrofino mancante tra “un” e “ambientazione”

  2. paolo
    Posted 19 dicembre 2011 at 11:06 | Permalink | Rispondi

    Ecco, vedi la fretta… A questo punto non lo correggo nemmeno, rimane lì a memoria perenne della mia sciatteria.

  3. Posted 19 dicembre 2011 at 20:02 | Permalink | Rispondi

    Questo viaggio nei cinepanettoni è davvero encomiabile, me lo sto gustando alla grande. Bravo !

  4. Evangelina
    Posted 20 dicembre 2011 at 13:40 | Permalink | Rispondi

    Ma il fumetto di quel pazzo che parla del complotto dei cinepanettoni l’avete letto?

  5. paolo
    Posted 21 dicembre 2011 at 13:51 | Permalink | Rispondi

    @kruaxi: grazie! ma i complimenti dovresti farli soprattutto ai miei colleghi, che postano i loro pezzi con puntualità…

    @Evangelina: no, chi è? siamo curiosi, dacci qualche altro dettaglio.

  6. Posted 22 dicembre 2011 at 10:04 | Permalink | Rispondi

    Ciao cari!
    Linkandovi a un mio post, ho visto che qui si parla del sottoscritto.
    Ringrazio Evangelina per la segnalazione!
    Dunque… Sono il “pazzo” che ha scritto il fumetto cospirazionista sui cinepanettoni.
    E’ in edicola ed è una delle storie contenute nel volume “Gang Bang” in allegato con Il Manifesto. Non è puornoz, nonostante il titolo!
    La storia in questione è ambientata un anno prima dell’uscita del primo Vacanze di Natale e ne spiega i retroscena complottisti/cospirazionisti.
    Maggiori dettagli sul mio blogghe, che non voglio rubarvi spazio!

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