Il nostro viaggio nel cinepanettone: Tifosi, Neri Parenti, 1999

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, per ben due volte. Alla lunga però è stancante: quasi 100 minuti di film con 4 episodi autonomi e intrecciati, non tutti esattamente riusciti, mi hanno un po’ provato

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Ma che domande. Oltre a essere uno dei non moltissimi film dedicati al pallone in un paese pure ossessionato dal tema, questo è il primo dei prodotti Filmauro che vede alla sceneggiatura Fausto Brizzi e Marco Martani, in affiancamento ai veterani Carlo ed Enrico Vanzina e Neri Parenti. Non esattamente un cinepanettone (esce nell’ottobre del 1999), è tuttavia il film nel quale si sperimenta la formula che per una decina d’anni ha dettato legge: duetti comici, episodi autonomi, indebolimento delle connessioni narrative, costruzione pressoché istantanea della gag.

Un’idea della trama senza usare verbi
Quattro storie di tifo esagerato. Zebrone (Diego Abatantuono), ultrà della Giuventus in trasferta a Parma contro i rivali fratelli Culatello. Cesare Proietti (Christian De Sica) e Carlo Colombo (Enzo Iacchetti) consuoceri uniti dalla famiglia, divisi durante Lazio-Inter. Gennaro (Nino D’Angelo) rapinatore dal cuore d’oro in casa del suo idolo Maradona. Silvio Galliani (Massimo Boldi) combattuto tra fede milanista e possibile 13 al Totocalcio.

La gag che fa ridere
Lo scontro tra Zebrone e i Culatello ha momenti spassosi, con Abatantuono lasciato praticamente libero di fare quel che vuole. Ma il film ha una vetta assoluta nell’episodio di Boldi. Silvio Galliani, e già il nome è geniale, è un tassista alienato che ascolta in auto le audiocassette di Milan-Steaua Bucarest, finale di Coppa dei Campioni 1988/89, vive in una specie di mausoleo del milanismo assieme a una schiera di cartonati a grandezza naturale di Weah, Maldini, Baresi, e Zaccheroni, con cui intreccia dialoghi immaginari. Incapace di stare al mondo senza fare danni, come buona parte dei personaggi di Boldi, riesce ad avere un rapporto armonico solo con queste gigantesche figurine, che lo seguono per casa e sembrano dargli conto mentre litiga via telefono con Maurizio Mosca. In sintesi, un pezzo davvero notevole di comicità dell’assurdo, una rappresentazione gelida dell’isolamento cui il calcio può condurre.

La gag che fa vergognare
Nel complesso ci si vergogna poco, il pretesto calcistico offre agli sceneggiatori una tale quantità di spunti da permettere loro di limitare il ricorso all’armamentario consueto di rumori intestinali, staffe infilate nel posteriore, commenti salaci sulle bellezze di passaggio. Certo, se si evitasse l’uso del neologismo “infrociare” per dire “tamponare” ci si vergognerebbe ancora meno. Scarsissimo Iacchetti, completamente privo di tempi comici e di capacità di gestire la volgarità del dialogo, capacità che invece al suo partner De Sica, sarà quel che sarà, va riconosciuta.

Natale al cesso
Maurizio Mattioli e Angelo Barnabucci, romanisti in trasferta a Milano, hanno evidentemente la delega per le parti più truci. Il loro prima dialogo contiene perle come “L’emoroidi me battano come le nacchere dentro le mutanne” e il seguito è in tono con questo esordio. Peraltro l’episodio che li vede opposti a Boldi, costretto dalle circostanze a fingersi romanista, arriva diretto da Fratelli d’Italia.

Ma quant’è bella Meganghella
Nulla. La presenza di bellezze femminili è ridotta a Ela Weber nei panni di se stessa. Evidentemente il film ha già un attrazione principale (il calcio, appunto) e altre sarebbero solo di disturbo.

Guest Star
Vari personaggi legati al binomio calcio/televisione dell’epoca: Massimo Caputi, Idris Sanneh, Giampieri Galeazzi, Pasquale Bruno, perfino Giacomo Bulgarelli. L’ospite d’onore, annunciato anche dai trailer e dalla locandina, è però il più straordinario (opinione personale) calciatore che abbia giocato in questo paese, Diego Armando Maradona.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Anche qui il vuoto. I titoli di testa scorrono su A Taste of Honey, cioè la sigla di Tutto il calcio minuto per minuto, e quelli di coda sulla orripilante hit dell’epoca Mambo n. 5 di Lou Bega.

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
La struttura, che comunque è una delle più classiche del nostro cinema. E la pretesa di raccontare un insieme mettendo insieme dei frammenti.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Ogni episodio ha il suo equivoco alla base, semplice semplice ma di sicuro effetto. De Sica e Iacchetti fingono l’uno con l’altro di essere disinteressati al calcio. Boldi si spaccia per tifoso romanista sperando di fare 13 al Totocalcio. Nino D’Angelo svaligia la casa del suo idolo. Abatantuono, pur di salvare dal rogo la sciarpa di Platini, salva anche l’arcinemico Calisto Culatello.

Ué, testina, it’s the sublim
Scusate se sono ripetitivo: un paio di sequenze con Boldi-Silvio Galliani sono sublimi.

Lorella Zanardo si è impadronita di me
A volte mi chiedo se quelli che mi stanno vicino, le persone che incontro nelle scuole o quelle con cui mi metto a parlare alla fermata dell’autobus abbiano chiare le dimensioni della questione maschile in questo paese. Ennesimo episodio che mi impedisce di essere ottimista. Ieri pomeriggio, in bicicletta verso casa, mi fermo al semaforo in Piazza Tricolore. Si affianca una moto; il guidatore e io ci guardiamo per un attimo.  Lui è un uomo col giubbotto artificialmente gonfio. Mentre distolgo lo sguardo lo sento sussurrare: “Ahò, se te ‘ncontro n’artra vorta te rompo come er muro de Bberlino!”. Credo di aver capito male, mi avvicino. “Se te pijo te ‘nfrocio!”. Scatta il verde, lui ridacchia, accelera e parte. Sono sconvolta. Lo seguo fino al semaforo successivo e mi fermo davanti alla sua moto bavarese con la mia bicicletta. Gli chiedo: “Ma perché mi hai detto così? Cosa significa?”. Lui solleva il casco.  Avrà 35 anni, è uno di quegli uomini con la moto, quelli che “per sfogarsi” vanno a boxe e quando sono con gli amici parlano di calcio e di f**a, uno di quelli che “per rilassarsi” guarda i cinepanettoni. Sembra non capire, balbetta “No, non dicevo a te… Parlavo da solo. Ieri sera ho visto Tifosi e stavo ripensando alle battute…”. Sembra proprio non capire: io o un’altra è lo stesso, il problema non è quello che dice adesso a me, ma quello che crede di poter dire ogni volta che vuole, a me o a un’altra in quanto donna. Riparte, non ho voglia di insistere, lo lascio alla sua vita di fantacalcio e di Ciao belli! Spero che a casa o a lavoro trovi una donna con la voglia di impegnarsi in quella che dobbiamo avere il coraggio di chiamare col suo nome: educazione, o rieducazione, degli uomini, vittime anche loro, in modo diverso da noi, di una immagine subita per passività e abitudine.

2 Comments

  1. barbara
    Posted 20 dicembre 2011 at 05:57 | Permalink | Rispondi

    Gran bel pezzo e grandissimo Boldi in versione “King of Comedy” (non solo in senso scorsesiano…). Lo rivedrei volentieri.

  2. Posted 22 dicembre 2011 at 11:07 | Permalink | Rispondi

    Solo un appunto: infrociare (per avere un incidente d’auto, non necessariamente tamponare) è tutto fuorché un neologismo. Io sono cresciuto alla Garbatella e quel verbo lo sento dire per lo meno dai tempi della mia infanzia, primi anni ’80 cioè quasi 20 anni prima del film.

One Trackback

  1. […] da commedia. Con Body Guards l’anno successivo si svilupperà, estremizzandolo, il modello di Tifosi: meno complicazioni narrative, più gag, meno tempo tra una gag e l’altra, semplificazione […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: