Il nostro viaggio nel cinepanettone: Vacanze di Natale 2000, Carlo Vanzina, 1999

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, per il momento resisto ancora bene. Da Body Guards in poi però non garantisco.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Uno dei primi film dei Vanzina in cui viene fuori in modo evidente la nostalgia per il cinema di papà e degli zii, l’ultimo cinepanettone vecchio stile, con una trama complessa, attori professionisti e la ricerca di situazioni da commedia. Con Body Guards l’anno successivo si svilupperà, estremizzandolo, il modello di Tifosi: meno complicazioni narrative, più gag, meno tempo tra una gag e l’altra, semplificazione estrema dei richiami alla risata.

Un’idea della trama senza usare verbi
Capodanno a Cortina. Boldi e De Sica consuoceri nello stesso chalet. De Sica avvocato con moglie petulante (Monica Scattini) e prole pretenziosa. Boldi con amante cubana (Carmen Electra), ma forse so. Nino D’Angelo napoletano parvenu, vincitore di 70 miliardi al Superenalotto. Megan Gale e fidanzato farfallone (Paolo Conticini). Due poveracci bolognesi (Andrea Lupo e Giammarco Rocco di Torrepadula), finti miliardari con l’obiettivo del rimorchio. Ricchi e poveri, tutti uguali.

La gag che fa ridere
A dire il vero non si ride proprio da dover stare aggrappati alla sedia. De Sica in versione sophisticated funziona così così. Boldi ha meno occasioni del solito per giocare sullo slapstick (anche se i dialoghi con Carmen Electra, in cui oscilla impercettibilmente dallo pseudospagnolo al veneto non sono nulla male). Mi verrebbe da premiare il segmento in cui lo studente Paolo (Andrea Lupo) e la parrucchiera Morena (Irene Ferri) fingono di essere ricchi sfondati per potersi rimorchiare a vicenda. Non fa riderissimo, anzi, ma è recitato con misura, viene dritto dritto dagli anni Cinquanta (Una domenica d’agosto dice nulla?) e io, che sono uno spettatore snob, non resto insensibile a queste cose. Poi Irene Ferri la apprezzo perché è nel cast di una nota serie TV italiana e ad Andrea Lupo voglio bene perché si è dato alla politica locale e l’ho visto più volte servire ai tavoli alla mia Festa dell’Unità preferita della pianura a nord-ovest di Bologna.

La gag che fa vergognare
Qua non è proprio pervenuta. I Vanzina ci tengo a sceneggiare un prodotto medio, senza eccessi scurrili e con una sua dignità di scrittura. Ecco, fanno un po’ umorismo da TV locale degli anni Ottanta le scenette in cui Monica Scattini parla spagnolo limitandosi ad aggiungere una -s finale ad ogni parola italiana.

Natale al cesso
Ah, il 1999. Erano gli anni dell’esplosione dei discorsi sui coatti, dopo il successo inatteso di Piotta e di Supercafone. Il coatto d’ordinanza, al cinema, era Enzo Salvi. Molti avrebbero voluto vederlo soffrire, magari in una scuola di dizione e di portamento. A me, in dosi omeopatiche fa ridere. Qui fa Er Cipolla, tappezziere pasticcione ex tossico con la Ritmo Abarth, l’unico a concedersi battute come “Aprite, che me sto a cacà sotto dar freddo” oppure “Che c’hai callo? E ‘o vedo, c’hai ‘a ascella commossa…”.

Ma quant’è bella Meganghella
Finalmente, l’originale. Megan Gale, la splendida modella australiana che in Italia, con una serie di campagne pubblicitarie per Omnitel (poi Vodafone), aveva avuto un successo clamoroso. Il titolo della sezione è la storpiatura della canzoncina che le canta il clan Esposito (D’Angelo e parenti), Comm’è bbella Meganghella, comm’è bbella Meganghella. Ci sarebbe anche Carmen Electra, ma non c’è gara. Mille imitazioni, nessuna riuscita, più della Settimana Enigmistica: grande Megan, ci manchi tantissimo. Torna quando vuoi.

Guest Star
Nino D’Angelo. Tecnicamente è organico al cast, ma nei fatti il carattere del napoletano arricchito è variato alla luce della sua immagine di artista serio e “impegnato”, consolidatasi con la colonna sonora di Tano da morire e con la partecipazione a Sanremo 1999. Nel finale guadagna infatti un monologo/canzone sull’importanza di essere ricchi dentro, e non solo fuori, che ricorda nella messa in scena certe cose dei suoi film di metà anni Ottanta.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Si parte con l’archetipica Moonlight Shadow, cover con la solita vocalist italiana, la quale viene probabilmente arruolata anche per una versione dance di Genie in a Bottle di Christina Aguilera. Poi una cover di You Make Me Feel (Mighty Real) di Sylvester. Infine, nella consueta e deprimente sequenza in discoteca, si sente un pezzo obbligatorio di Radio DJ nel 1999: Tell Me Why di Prezioso feat. Marvin.

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Micaela Ramazzotti, già perfettamente bionda, indolente e con la voce flautata come la si vedrà parecchi anni dopo nei film di Virzì. Peraltro vorrei far notare che in questa modesta rassegna abbiamo incontrato gli esordi cinematografici di due giovani-attrici-italiane dotate della rara capacità di cambiare registro e di non rimanere incollate a un carattere: Cristiana Capotondi e Micaela Ramazzotti. Non ce ne sono poi moltissime, una terza potrebbe essere Carolina Crescentini, la quale esordisce in modo abbastanza simile.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Un equivoco via l’altro, troppi per ricordarli tutti. Il più melodrammatico [spoiler!]: il fanfarone Boldi millanta relazioni illecite con la bella cubana Esmeralda, la quale però è una ragazza seria, che non si concede per danaro ai turisti italiani, e quindi nel finale può diventare la fidanzata del figlio di lui.

Ué, testina, it’s the sublim
Mah, nonostante i Vanzina siano solitamente considerati gli alfieri del trash e del cattivo gusto, nei fatti il loro è – vorrebbe essere – un comodo cinema di consumo che ha i suoi cardini nell’esercizio della nostalgia e nella declinazione delle performance degli attori, solitamente con un’amalgama funzionale di professionisti, caratteristi di buon mestiere, esordienti, celebrities provenienti da ambiti extracinematografici (moda, TV…). Eccezioni a parte questo significa che non ci sono estremi scatologici, ma nemmeno picchi di messa in scena, come invece a volte può accadere nei film di Oldoini o di Parenti.

I miei due neuroni per un cavallo
I Vanzina sono un po’ come quei gruppi indie rock italiani di qualche anno fa, che se avessero sviluppato pienamente tutte le loro potenzialità e avessero azzeccato il pezzo della vita, bene, al massimo sarebbero stati assimilabili a un modello già esistente: la loro è una falsificazione deliberatamente mimetica, non migliorativa. Quando non si dice che sono trash si dice di solito che si ispirano al padre Steno. Sarà vero, ma Steno aveva la capacità di spingere la commedia di carattere verso l’assurdo e il grottesco, basta pensare a Febbre da cavallo e allo straordinario La patata bollente. I figli, invece, per esempio in questo film, che pure è uno dei più riusciti tra quelli che ho visto, hanno come orizzonte le strutture episodiche di Simonelli e di Emmer. Al massimo potrebbero essere Emmer, ecco, ma quello è il loro limite geometrico, ci si possono giusto avvicinare.

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