Il nostro viaggio nel cinepanettone: Body Guards – Guardie del corpo, Neri Parenti, 2000

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, ormai sono allenato. Però è stato il più faticoso fino ad adesso.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Non so più che dire, ogni film mi sembra quello della svolta, della definizione del paradigma del cinepanettone. Qui alcune particolarità ci sarebbero: fuori i Vanzina, sceneggiatura di Brizzi, Martani e Neri Parenti. Si ride anche su temi “scorretti” come anziani morti e animali maltrattati; chissà, forse arriva l’eco dei Farrelly.

Un’idea della trama senza usare verbi
Leone (Christian De Sica), Pecora (Massimo Boldi) e Marmotta (Biagio Izzo) ex carabinieri pasticcioni aspiranti bodyguard presso agenzia romana. Missioni singole di prova: fallimento. Missione collettiva di recupero in beauty farm: altro fallimento. Missione salvataggio Cindy Crawford: successo, forse.

La gag che fa ridere
Rispetto ai film di vacanze dei Vanzina cambia completamente la struttura dello spettacolo. Si è chiamati a ridere in modo martellante, ogni 15-20 secondi, le battute sono praticamente intercambiabili, sembrano messe lì per occupare uno spazio, nel timore che gli spettatori perdano il ritmo. La coerenza dei personaggi e la consequenzialità delle situazioni conta meno di nulla. Per capirci, in un paio di casi i personaggi si dicono – letteralmente – “Attento, pesti una merda!” senza alcuna contestualizzazione e senza che la suddetta deiezione sia mostrata. I legami con la comicità di carattere sembrano quasi del tutto interrotti. Centinaia di gag, alcune (poche, per quanto mi riguarda) restano in mente: De Sica chiuso per sbaglio in una camera d’albergo con due coniugi ciociari amanti del BDSM; Boldi che incendia il peto di un elefante con esiti prevedibilmente rovinosi, e poco altro.

La gag che fa vergognare
Troppo facile dire: tutte le altre. La scenetta dell’anziano contrabbassista bulgaro, il prof. Priapinski, consumatore compulsivo di Viagra, che muore schiantato, ma con una formidabile erezione fa un po’ vergognare. Non perché sia più “volgare” di altre, ma perché è una classica gag da serie B (la ricordo con certezza in un Pierino, ma non saprei specificare quale) promossa in serie A, produttivamente parlando. Il film nel suo complesso sembra costruito seguendo un po’ questo criterio.

Natale al cesso
Enzo Salvi al suo meglio. Di guardia in una beauty farm per vip, strafatto di marijuana inalata per equivoco, entra nella stanza in cui Gigi Marzullo sta facendo un trattamento di aromaterapia, scambia la vaschetta di nebulizzazione per un water e ne approfitta per liberare l’intestino. Ho riso come un idiota, ve la linko qui, così, se volete, possiamo condividere.

Ma quant’è bella Meganghella
Torna Megan Gale, ma non ha né il ruolo né l’allure di Vacanze di Natale 2000. L’attrazione principale sembra invece Victoria Silvstedt, che si esibisce in un paio di scenette al limite del soft core, con De Sica che le sguazza tra le tette.

Guest Star
Siccome sono uno snob dico: Giuseppe Ruzzolini, direttore della fotografia, tra gli altri di Pasolini, uno dei pochi operatori italiani capace di lavorare sulle geometrie del quadro, più che sugli effetti pittorici.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Si sente che i Vanzina non sono più della partita. Niente compilation di successi: si sente solo Lady di Modjo, il pezzo francese più scarso tra i molti che invasero i dancefloor italiani in quel periodo.

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Vorrei tanto dire nulla, ma quando poi nei film di Virzì e di Sorrentino vedo le carrellate di personaggi famosi che sembrano dire “Hai visto che bella gente conosce il regista?” non sono più tanto convinto.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Vedi sopra: gli equivoci ci sono, e anche tanti, ma non si intrecciano l’uno con l’altro: definiscono invece i singoli episodi che li contengono. Scolastico quello con Luca Laurenti, scortato da Biagio Izzo, convinto di essere su Scherzi a parte e invece ostaggio in una vera rapina in banca. Non male invece l’equivoco su cui si basa l’ultimo segmento del film: le nostre guardie del corpo devono scortare Cindy Crawford a Napoli, ma non la vera Cindy, bensì la sua sosia, solo che invece caricano in macchina quella vera e la consegnano a uno stalker.

Ué, testina, it’s the sublim
No, di sublime non c’è proprio niente.

One Comment

  1. paolie
    Posted 31 dicembre 2011 at 16:44 | Permalink | Rispondi

    A me “AGUA FRESSSSCA, UN POMPELMOUU” ha sempre fatto ridere in modo vergognoso. Ma non faccio testo, per me Simpatici&Antipatici è un film riuscito.

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