Il nostro viaggio nel Cinepanettone/Natale sul Nilo, Neri Parenti, 2002

Fino a che punto l’ho visto?

Tutto, abbastanza agevolmente. Uno perché ormai sono allenato, secondo perché credo che sia quello in fondo più divertente. Certo, devo ammettere che il ditino sul fast forward durante le apparizioni dei Fichi D’India

Riusciamo a dargli una qualche valenza?

Si, direi che è forse l’esempio più puro del cinepanettone: in cui l’ambientazione esotica diventa parte integrante della narrazione, a partire dal titolo. La coppia De Sica-Boldi è la mattatrice assoluta e, bisogna dirlo, in ottima forma, con due spalle funzionali (Izzo e Salvi) ; la scrittura alterna gag fisiche, volgarità di vocabolario, equivoci e si permette anche il nonsense a volte; sono presenti riferimenti alla cultura popolare televisiva molto forti senza però esserne eccessivamente subalterni (letterine, Amici di Maria De Filippi quando si chiamava ancora Saranno Famosi ecc.). Insomma, secondo me il cinepanettone al suo massimo delle potenzialità e dei difetti.

Un’idea della trama senza usare verbi

Boldi generale dei carabinieri con figlia aspirante letterina/ballerina: lui estremamente contrario. Vacanza sul Nilo con obiettivo pace. De Sica, nomen omen Fabio Ciulla, trombatore e traditore incallito: tutte le donne ai suoi piedi. Moglie incazzata e vacanza sul Nilo con obiettivo pace ma fidanzata del figlio grosso problema. Enzo Salvi manager di letterine con nome Oscar Tufello. Biagio Izzo maresciallo dei carabinieri con cognome Saltalaquaglia. Cristo, i Fichi D’India

La gag che fa ridere

Devo ammettere parecchie: De Sica qui è al massimo della forma. Ho riso nella scena in cui, dopo aver usato casualmente lo sconosciuto Oscar Tufello/Enzo Salvi come via d’uscita da una situazione imbarazzante, la moglie gli chiede chi fosse quell’uomo. Lui lo descrive come un principe del foro, coltissimo, preparato, un gentlemen. Ovviamente Salvi irrompe in scena dicendo delle robe del tipo “Te dò un calcio in culo che poi passi n’anno a scoreggià scarpe” et similia e quindi De Sica conclude con un “E poi una tragica malattia lo ha ridotto così”. Ma anche altri momenti da simpatica canaglia sono veramente godibili: quando prova a trattare con i beduini facendo il romano paraculo, quando la famiglia scopre che si è trombato la fidanzata del figlio e lui dice “quanto tempo ho per rispondere…Ma è mezzanotte, andiamo a goderci i fuochi d’artificio”.

Anche Boldi è altrettanto in forma. Ci sono alcuni nonsense davvero divertenti e ben scritti, ma il più bello (che rientra nella sezione “sublime”) è quando, verso la fine del film dice “Ecco, lo so come andrà: mia figlia diventerà una velina, sposerà un calciatore, farà un calendario e io mi ritroverò solo in una casa piena di ricordi”. Ecco, questa è talmente grande che secondo me non la capite.

Nella sezione guilty pleasures mettiamo anche le risate che ci fa fare Enzo Salvi. Lo so che è grave, però quando la figlia di Boldi fa il provino per diventare letterina e si cita la scena finale di Flashdance, anche  se sulle note di Fame e lui commenta la scena con frasi del tipo “Ammazza quanto sei pesante, ma che te sei fatta i rizzoli de ceramica” e “Ma come li metti sti piedi, sembra che hai pestato una merda” ho riso. Ovviamente, intertestualmente.

La gag che fa vergognare 

Esiste buio della storia patria in cui, inspiegabilmente, la ragione fu totalmente obnubilata e ebbero un enorme successo i Fichi d’India. E’ una cosa che esce dalla mia comprensione, non ci provo nemmeno. Se qualcuno me lo prova a spiegare nei commenti, io ne sarò felice e accoglierò le spiegazioni con gentilezza.

Natale al cesso

Per accontentare la richiesta di Valido, innanzitutto segnalo che in questo film Boldi e De Sica rimangono imprigionati in una doccia assieme.

Ma nessuna volgarità in questa scena, ce ne sono parecchie altre ma direi che la palma la vince la scena in cui Boldi, in preda a diarrea nella piramide di Cheope, non trova di meglio da fare che pulirsi con le bende di una mummia.

Ma quant’è bella Meganghella

Nessuna apparizione degna di nota: ci sono delle letterine (non so se reali o presunte) e c’è Nuria de La Fuente che fa la fidanzata del figlio di De Sica che si innamora dell’avvocato Ciulla. Molto bella, ma non c’è nessuna tematizzazione  della bellezza esotica.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!

Quell’anno era dominato dalle Las ketchup che troviamo anche nel trailer. Poi abbiamo la già citata Fame ma il colpo di genio è la breve apparizione, durante la festa di capodanno, di questa

Capito, siamo in Egitto! Eh? Eh?

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film

Il tema della fuga per ritrovare se stessi e gli altri lo peschiamo dovunque dal 1990 al 2010 e lo possiamo vendere a trance al mercato. Anche l’incapacità di trattare con l’alterità la troviamo in un sacco del cinema italiano: solo che qui è volontaria e usata per far ridere (Enzo Salvi che fa il muezzin intonando “Letterine ma ‘ndo stateeeee” è a rischio fatwa) nel cinema italiano di qualità è incapacità pura e semplice.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso

su tutti: De Sica nei panni di Ciulla (si sprecano i doppi sensi sul nome) che si tromba la fidanzata del figlio inconsapevole del suo ruolo, e poi non deve farsi scoprire per tutta la crociera.

Boldi, inoltre, mentre è intento alla ricerca della figlia viene scambiato da SAlvi per un maniaco sessuale e corcato di botte.

Ué, testina, it’s the sublim

Possiamo trovarlo in due momenti. Nel De sica migliore che io abbia mai visto, e nella sopracitata frase di Boldi: “Ecco, lo so come andrà: mia figlia diventerà una velina, sposerà un calciatore, farà un calendario e io mi ritroverò solo in una casa piena di ricordi”.

Se dovessi scrivere un epitaffio degli ultimi 20 anni, in questi dieci minuti scriverei questa (ma dovrebbe recitarla Massimo Boldi).

(certo, anche il flashback in b/n in cui Massimo Boldi è giovane e sta per diventare il batterista dei Pooh si avvicina al sublime, ma non possiamo esagerare con ‘sto film)

Lo specchio del reale

L’altra cosa sublime è l’incipit, che però prende anche a mani basse dall’immaginario del tempo. Si parte con una ragazza che balla a “Saranno Famosi/Amici”. A un certo punto fanno irruzione in carabinieri. Per una frazione di secondo si apre un dubbio, un’indecisione, un universo parallelo narrativo in cui ad essere ingabbiata non è la ragazza (la figlia di Boldi, si scoprirà, per farla rinunciare al sogno) ma Maria De Filippi. Un’apertura a un mondo possibile diverso che ci è stato fatto intravedere per un secondo. E siamo conquistati da questa visione di un reale nuovo.

I miei due neuroni per un cavallo

Ci tocca ripeterci: forse la migliore manifestazione della forma cinepanettone, con ottime battute, attori in forma e tutti gli elementi che vanno al loro posto. Non è un caso, secondo me, che da qui in poi la formula “Natale a…” sia diventata fissa per otto anni. Dopo tanti tentativi, elementi, si è arrivati a un momento in cui l’equilibrio tra volgarità, capacità attoriali, riferimenti al reale e al televisivo, uso delle spalle e delle macchiette e delle strappone, uso della musica, batture a raffica, dalle più scatologiche, alle più infantili alle più raffinate (e nascoste) è stato raggiunto. Poi può non piacere il risultato, ma una formula produttiva azzeccata e amata dal pubblico secondo me è stata forgiata proprio sulle rive del Nilo

4 Comments

  1. Riccardo
    Posted 30 dicembre 2011 at 13:07 | Permalink | Rispondi

    Ehm… ammetto di non aver colto per niente la battuta di Boldi… Attendo con ansia un Capitan Ovvio che me la spieghi, grazie.

  2. fedemc
    Posted 30 dicembre 2011 at 17:46 | Permalink | Rispondi

    poverino….
    manu è andato.

    occhio che adesso viene fuori che è bello.
    Natale sul Nilo è bello.
    ma sì, perché no?

  3. Posted 5 gennaio 2012 at 17:13 | Permalink | Rispondi

    Anche io mi appello a Capitan Ovvio…

    E poi, porca miseria, avete saltato l’unico Cinepanettone che ho visto e che mi permetterebbe di avere un minimo riscontro: Natale a Miami, 2005. Com’è che lo saltaste?

  4. Posted 11 gennaio 2012 at 10:11 | Permalink | Rispondi

    Il De Sica migliore, senza dubbio alcuno, è quello che in mutande balla “On Broadway” con Verdone in…
    Beh in quel film… dai… quello con De Sica che balla con Verdone.

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