Il nostro viaggio nel cinepanettone: Natale in India, Neri Parenti, 2003

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, e mi sto meravigliando di me stesso.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
No, e forse questo significa che la formula aurea nel 2003 era stata trovata. I meccanismi comici, buoni o cattivi che siano, sono perfettamente rodati e in sceneggiatura si può anche fare a meno del Natale, citato di sfuggita in un dialogo, ma non messo in scena.

Un’idea della trama senza usare verbi
Fabio De Tassis (Christian De Sica) ingegnere romano e intrallazzone. Enrico Paci (Massimo Boldi) giudice integerrimo, appassionato di yoga e discipline alternative. In India in vacanza coi rispettivi figli diciassettenni, probabile scambio di culla alla nascita. Avvocato Pedicini (Biagio Izzo) con fidanzata bionda vistosa (Giulia Montanarini). Rapper Vomito (Enzo Salvi) trasgressivo e sfortunato. Max e Bruno (I fichi d’India) ladri imbranati.

La gag che fa ridere
Non so se a forza di vedere questi film mi sto progressivamente rimbecillendo, ma alcuni numeri di Enzo Salvi mi sembrano pregevoli. Il personaggio del tossico romano è già visto, e va bene. Ma Vomito, il rapper simil-Eminem, con tanto di agente pisano al seguito (Paolo Conticini), che chiama i suoi fan “ruttini” e li saluta con la “sfiammata anale”, è veramente un personaggio riuscito. Qua un mix delle sue scene. Di seguito il servizio del TG1 sul suo concerto.

La gag che fa vergognare
In genere le sequenze in cui ci sono I fichi d’India, che faccio davvero fatica a sopportare, ma una in particolare. Gli acrobati Max e Bruno, in arte Le aquile di Varese, in servizio nel circo di Moira Orfei, uccidono per combinazione un loro collega che aveva rubato un enorme rubino a un nobile indiano. Ritrovano la preziosa pietra in mezzo allo sterco delle tigri e Max, costretto a nasconderla per l’arrivo dei carabinieri, se la caccia in gola.

Natale al cesso
Al cesso, letteralmente. Biagio Izzo, in preda a una necessità impellente, approfitta della toilette di un fachiro conosciuto in quel momento, ma non si accorge che la ciambella del water è ricoperta di chiodi acuminati.

Ah, questi fachiri.

Ma quant’è bella Meganghella
Ci sarebbe una Meganghella ante litteram: Clarissa Burt, chissà a chi è venuto in mente di ripescarla. Giulia Montanarini però è la bella del film, con la delega esclusiva per le scene di nudo.

Guest Star
Cameo di Carlo Vanzina, e ho detto veramente tutto, nei panni di se stesso. Una volta tanto pare vero il luogo comune in base al quale un genere (formula, filone) al pieno della maturità tende ad acquistare elementi metatestuali.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Delusione, poca roba in stile colonna sonora dei film di Bollywood, neanche un Panjabi Mc per chiacchierar.

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Il livello di cialtroneria è infinitamente più basso (e vorrei anche vedere), ma ci tengo a ricordare che i due protagonisti di Lezioni di volo di Francesca Archibugi hanno come soprannomi Pollo e Curry.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Un classico del melodramma: i due neonati (forse) scambiati alla nascita. E un classico della pochade: la strappona (Giulia Montanarini) spacciata per moglie dal lestofante (De Sica).

Ué, testina, it’s the sublim
Saranno le allucinazioni da consumo eccessivo di cinepanettone, ma mi pare che tra un rumore intestinale e l’altro ci sia una citazione da Susanna di Howard Hawks: la scena in cui Boldi si mette a imitare il verso della tigre femmina innamorata. Inutile specificare che qui l’esito è molto diverso e Boldi finisce posseduto dal maschio attratto dal richiamo.

I miei due neuroni per un cavallo
Al quinto o sesto film in pochi giorni l’effetto è quello di assistere a dei film di famiglia. Più che alle storie e alle gag, in una parola: alla finzione, faccio caso alle pettinature di Paolo Conticini, alla trasformazione di De Sica in cinquantenne palestrato con la camicia sempre più aperta, alle variazioni di peso di Boldi. E mi viene da domandarmi se anche questa familiarità coatta (nel senso di forzata) non sia stata importante per costruire quella ritualità di consumo che ha caratterizzato questi film, a quanto pare, fino al 2010.

4 Comments

  1. 101931
    Posted 1 gennaio 2012 at 18:06 | Permalink | Rispondi

    Più vado avanti a leggere questi post più i tuoi commenti diventano lusinghieri verso i cinepanettoni. Secondo me ti stanno dando alla testa!

  2. aerdna
    Posted 1 gennaio 2012 at 19:39 | Permalink | Rispondi

    Sì, credo che potrebbe trattarsi della sindrome di Stoccolma… (Ma le recensioni sono fantastiche lo stesso)

  3. Birsa
    Posted 4 gennaio 2012 at 15:39 | Permalink | Rispondi

    Si ma in base a cosa il rapper vomito sarebbe “riuscito” e non degno di “natale al cesso”?

  4. paolo
    Posted 4 gennaio 2012 at 17:51 | Permalink | Rispondi

    @ 101931 e aerdna: avete ragione, la sindrome di Stoccolma è innegabile, ma è anche vero che alcuni di questi film sono scritti e interpretati meglio di altri. “Natale in India”, insieme a “Natale sul Nilo”, è forse il migliore del mazzo.

    @ Birsa: ti potrei dire che Vomito funziona perché è un personagio a tutto tondo, che non si esaurisce nelle macchiette, ma ha nella sua ignoranza, rozzezza e continua ricerca della “trasgressione” una modalità di approccio al mondo che lo porta in situazioni sempre diverse, ma legate tra di loro. Potrei aggiungere che la satira su Eminem è mille passi avanti rispetto alla classica parodia del dj/rapper che si vede nella TV italiana alla Zelig, vale a dire il cretino con le braghe larghe e il cappellino messo al contrario. E potrei concludere suggerendo che in Vomito/Salvi c’è più che un principio di consapevolezza rispetto ai modi del proprio essere comico, per esempio nella scena in cui, indossando una gigantesca proboscide a mo’ di pene, si domanda se i suoi fan capiranno la sottile metafora.
    La realtà, però, malamente mascherata a furia di “credo” “mi pare” e “mi sembra”, è che Enzo Salvi mi fa ridere e i Fichi d’India, per esempio, no. Questione di gusto, insomma.

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