Il nostro viaggio nel cinepanettone: Natale a Beverly Hills, Neri Parenti, 2009

Fino a che punto l’ho visto?
Tutto, nonostante svariate tentazioni di andare avanti veloce. Ma il dannato senso di colpa per aver scritto così poco sul blog mi ha condannato ormai a sorbettarmi questi interminabili 100 minuti con un’attenzione e uno scrupolo simile a quelli che avrei nella visione di Gertrud di Dreyer.

Riusciamo a dargli una qualche valenza?
Direi nessuna, il film è l’ennesima riproposizione di una formula ormai stanca e logora, ulteriore variazione (se tale si può definire) di medesimi temi, medesimi ingredienti e medesime macchiette. Nonostante ben cinque sceneggiatori, la sciatteria regna sovrana, a cominciare dal fatto che siamo a Beverly Hills e tutti parlano italiano. Anche il Natale è un pretesto, limitandosi a qualche addobbo e a donne che portano fuori il cane vestite da Babbo Natale. L’unico interesse probabilmente risiede nel fatto che è il primo cinepanettone a registrare una flessione al botteghino, 4 milioni di euro in meno rispetto al precedente Natale a Rio, preannunciando l’inizio della fase calante dei cinepanettoni.

Un’idea della trama senza usare verbi
A Beverly Hills, con qualche addobbo, due storie, due episodi: Michelle Hunziker pudica bagnina promessa sposa di coatto gestore di un bagno nonché figlio d’arte Alessandro Gassman, e desiderio amoroso del di lui timido ex-compagno di scuola novello Iago nonché figlio d’arte Gianmarco Tognazzi. Gelosia. Equivoci. Sempre a Beverly Hills, sempre qualche addobbo: Sabrina Ferilli, simil-castoro de Fiano e il neo marito nobile Aliprando Pelillo Della Fregna (pronunciato come nesso biconsonantico) alias Massimo Ghini alle prese con Christian De Sica, stallone italico per ottuagenarie maliarde nonché figlio d’arte nonché padre naturale del figlio del simil-castoro de Fiano. Paternità. Equivoci. E qualche addobbo.

"Della FreGna?" "Magara!"

La gag che fa ridere
Nessuna. La desolazione. Sono arrivato persino a rimpiangere Boldi ed Enzo Salvi. Però alla fine devo ammettere che in alcuni duetti tra l’arrapato trombeur des femmes De Sica, scambiato per missionario, e il nobile e, si presume, raffinato Ghini – Pelillo Della Fregna (con vari parenti nobili, dal francese De La Fesse al veneziano Della Mona, passando per il toscano Bosco Della Fava), mi si è dipinta sul volto una smorfia tipo francoparesi emilaterale che potrebbe essere scambiata per sorriso.

La gag che fa vergognare
La quasi interezza delle battute di Christian De Sica, un concentrato non più di doppi sensi ma di sensi unici a tutti gli effetti, che girano sul surreale e poco credibile assunto che sia un gran seduttore e mandrillo. Qualche esempio random? A proposito di genetica: “I cazzi saltano sempre una generazione”. Sulle proprie capacità seduttive:  “So’ cane da tartufa”. Cercando il figlio in un locale di lap dance: “Troveremo la pecorella, abbiamo la pecorina”. A proposito di rette scolastiche e presidi attempate: “La retta? Prima l’ho retta poi l’ho ingroppata”. Comunque, su tutto, il raffinatissimo tatuaggio che il De Sica mi sfoggia sotto l’ascella, “omaggio” a L’Origine del Mondo di Courbet.

Natale al cesso
Oh, finalmente un po’ di  sana ironia a base di escrementi, con l’immarcescibile gag della cacca dal treno. Nella scena di Ghini-De Sica alle prese con strappone-che-poi-ti-rubano-i-sordi-legandoti-alla-testiera-del-letto, nel tentativo di liberarsi dalla costrizione, i due si servono del transito di un treno, sdraiandosi sui binari. Inutile dire che nell’esatto momento del passaggio del convoglio sopra i nostri eroi, un ciccione su un vagone pensa bene di defecare abbondantemente, precisamente su Ghini. Ghini: “Che se sò magnati su ‘sto treno?” De Sica: “Uno se caca sotto, tu te sei cacato sopra!”.

Ma quant’è bella Meganghella
Sono rimasto molto colpito dall’assenza di gnocche. Ma soprattutto dall’assenza di tette. Né laterali né frontali. Nulla. Consideriamo poi il fatto che a incarnare l’oggetto della bramosia sessuale è Michelle Hunziker, al cui confronto il mio albero di natale con le palle è una bomba di sex appeal.  Ah, vabbè, ci sarebbe anche la boldra che poi frega i soldi al duo Ghini-De Sica, ma compare giusto un attimo, facendo un numero come la Audrey di Twin Peaks.

Chi è più sexy tra noi due?

Guest Star
La comparsata eccellente è Rossano Rubicondi. Vi chiederete: e chi è Rossano Rubicondi? Beh, era quel tizio che aveva partecipato come concorrente e poi come inviato all’Isola dei Famosi. E voi mi potreste chiedere: perché è famoso? Perché all’epoca era sposato con la vegliarda miliardaria granny Ivana Trump. E infatti nel film il bravo Rossano soffia una vegliarda miliardaria (però in carrozzina) all’altro italian stallion De Sica. Ah, sì, nel finale compare anche Jo Champa. E voi mi direte: chi è Jo Champa? Era quell’attricetta che mostrava spesso le tette e che poi ha pensato bene di sposare un produttore ammerigano trasferendosi a Hollywood. Sì, insomma, Beverly Hills. Con qualche addobbo.

E questa sera, al Cheritmo, la musica più fica!
Le hit sono Pussycat on a leash di tal Oceana nei titoli di testa e il ritorno in quelli di coda del fine transalpino Bob Sinclar con Peace Song. E vai di vocoder!

Il “cinema italiano di qualità” cosa prende da questo film
Mi sa che rosica e basta, dato che il film, almeno in un primo momento, è stato riconosciuto dalla Commissione Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di interesse culturale (!!!), come viene sbandierato nella scritta che campeggia alla fine dei titoli di coda. La qualifica di interesse culturale è stata infine cancellata dalla commissione di verifica nel febbraio 2010. Citto Maselli pare abbia esultato.

Equivoci per chili di pellicola=Feyedau scomodato a caso
Se l’episodio Hunziker-Gassman-Tognazzi  appare come una sobria variante dell’Otello di Shakespeare, quello di De Sica-Ferilli-Ghini è un tourbillon di trovate equivoche. Il culmine è nella raffinatissima scena in cui Ghini e De Sica escono con le sopracitate strappone-che-poi-ti-rubano-i-sordi-legandoti-alla-testiera-del-letto. Luogo: la stanza di un motel. Interpreti principali: interno del motel con Ghini-De Sica chiusi dentro, legati alla testiera, che tentano di liberarsi facendo dei versi; esterno con Ferilli e Paolo Conticini, il gestore dell’albergo in cui i coniugi Pelillo Della Fregna risiedono, la cui figlia, la mocciana Michela Quattrociocche, sexy come il mio alluce, è appena uscita con il figlio del castoro-Ferilli. Equivoco n°1: i versi dentro la stanza verranno scambiati con una certa soddisfazione dai due fuori come suoni dell’incipiente deflorazione della Quattrociocche. Interpreti secondari: i due adolescenti che arrivano al motel, ipotizzando una liason della coppia Ferilli-Conticini. Equivoco n°2: i versi dentro la stanza verranno scambiati non con una certa soddisfazione dai due fuori come suoni dell’ennesima deflorazione della Ferilli. Conclusione della sequenza a base di pompe e maiali. Cukor, sparisci.

Ué, testina, it’s the sublim
Sublime è probabilmente la totale incapacità recitativa e seduttiva di Michelle Hunziker, colei che è riuscita a far sembrare perfino Alberto Tomba una sorta di Laurence Olivier al ragù.

Lo specchio del reale
Gli arricchiti tradiscono, il proletariato ha la faccia di Christian De Sica. Il Made in Italy conquista Beverly Hills. Con qualche addobbo.

IMDb | Trailer

2 Comments

  1. icittadiniprimaditutto
    Posted 8 gennaio 2012 at 00:00 | Permalink | Rispondi

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Francesco
    Posted 8 gennaio 2012 at 01:30 | Permalink | Rispondi

    Bravo Tom, applausi!

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