Il nostro viaggio nel cinema italiano /31: Vorrei averti qui, Angelo Antonucci, 2010

Trama
Siamo a Roma. Samy (Katia Oliveto Bellucci) ha quasi 18 anni: insieme ai suoi amici sta per varcare l’importante traguardo del diploma, ma uno spettro inizia a farsi strada nella sua vita, quello dell’alcolismo. Tra una birra di qua e una vodka di là insieme ai suoi amichetti, incontra Steven, un sassofonista giramondo che ha il doppio della sua età e se ne invaghisce. Ma l’alcol è in agguato ovunque: scopriamo che il vecchio barbone (Philippe Leroy…) che gira intorno ai ragazzi era un affermato professionista, prima di attaccarsi alla bottiglia, che Steven trinca pure lui e anche la mamma di Samy non ha un passato così pulito. Ci vorrà una morte e un coma etilico prima di arrivare al lieto fine.

Giudizio sbrigativo
Agghiacciante. Se l’idea era quella di fare un film sul problema dell’alcolismo giovanile, il rischio è che si inizi a cercare del crack per la disperazione dopo neanche cinque minuti di visione. Una delle cose peggiori viste negli ultimi tempi, che ti fa rivalutare tutte le campagne sbagliate di sensibilizzazione sulle dipendenze.

Perché lo abbiamo visto?
A questo punto, me ne rendo conto, il sospetto del masochismo è palpabile.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Una striscia di fuoco si forma sull’asfalto. Non si sa perché. Plongèe su Samy ubriaca, con split screen flou a quattro con flashback intorno alla sua testa. Samy va in coma etilico. Noi spettatori sveniamo.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
Tutte, davvero. Il sonoro non è malvagio, ma ad ogni stacco c’è una luce diversa. Per non parlare della recitazione degli attori.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)
Un film che inizia con un bell’io narrante in voce off che descrive se stesso e i suoi amici con split screen e cartello con “nome-difetti-pregi-citazione preferita” (con errori formali) dove volete che vada?

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Da subito, ovviamente. Ma si capisce che non c’è speranza quando entra in scena Steven (interpretato dal regista stesso): musica di sax, inquadrature ravvicinate dell’attore che evidentemente non lo suona, colpo di fulmine, piani di ascolto di Samy in cui la Oliveto Bellucci prova a seguire le istruzioni del regista (“Fammi lo sguardo innamorato”), ma pare che abbia un fastidiosissimo reflusso gastrico. Sarà l’alcol.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Be’, chiaro: l’alcol e le droghe contro la vita.

La società si prende le sue colpe?
Il film vorrebbe essere didattico-pedagogico e quindi offre a Nina Soldano e Patrizio Rispo (direttamente da “Un posto al sole”) che interpretano i genitori di Samy un paio di scene-predicozzo, in cui si parla anche della società, sì. E della disattenzione dei genitori.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Zero, a meno che non si intenda come film-di-destra perché “proibizionista”: ma il film non prende posizioni di questo tipo. E poi sono proibizionisti anche a sinistra.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso)
Due: siccome la vita di Steven è davvero dedicata al sassofono (ma non era dedicata alla bottiglia?) ha la casa con poster e cd jazz. Del resto lui è uno che “va dove c’è bisogno di un sassofonista” (sic).

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Zero: se anche un solo fotogramma di questo film ci sembrerà avanti tra vent’anni, amici, commettiamo un suicidio di massa che è meglio.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
Katia Oliveto Bellucci, già in lizza per Miss Italia, non si spoglia e neanche le sue amiche. Che, per la precisione, sono tre: Laura che è così così, Micaela che è bella e Kira che è cicciona (e quindi beve sempre e solo da bottiglie magnum. Lo giuro). Manca quella secchiona, per chi non fosse stato attento.

Pubblico? Quale pubblico?
Nel sito si parla di un uscita in dvd e di possibili proiezioni per le scuole, ma noi non abbiamo avuto altre notizie.

Ce lo meritiamo?
No. È davvero troppo.

2 Comments

  1. icittadiniprimaditutto
    Posted 9 gennaio 2012 at 10:08 | Permalink | Rispondi

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. agery
    Posted 30 maggio 2012 at 09:44 | Permalink | Rispondi

    Mi sono molto divertito a leggere questa “critica”. Ovviamente non sono d’accordo ma rispetto la libertà di opinione. IL mio è stato il tentativo di fare un piccolo film per far parlare di un problema e per com’è andato il tour in Italia sono più che soddisfatto!
    Angelo Antonucci-regista

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