Il nostro viaggio nel cinema italiano /33: Volo per l’inferno, Al Passeri [Massimiliano Cerchi], 2002

Il mio nuovo computer può anche fare i titoli ai video

Trama
Due coppie di milionari si imbarcano sul superaccessoriato aereo-casinò “Roulette One”, che decolla da Las Vegas per andare da qualche parte. Attraversando una turbolenza l’aereo viene investito da una specie di blob verde: la sostanza si infilerà all’interno della cabina trasformandosi in uova e quindi in mostroni che faranno strage di equipaggio e ospiti.

Che bella la vita sul Roulette One!

Giudizio sbrigativo
Qualcuno ha definito Al Passeri come l’Ed Wood di casa nostra. Sì, ma è l’Ed Wood della fine del XX secolo: ai modellini di cartone e ai fili si sostituisce un uso massiccio e continuo di effettacci in computer grafica scarsa. Per intenderci, di quelli che ti fanno sbarrare gli occhi dallo stupore: sì, ma se sei rimasto chiuso in una stanza per vent’anni con l’Amiga del tuo fratello maggiore e tutto il mondo fuori che si evolve. Credo che almeno due terzi del film abbia qualcosa di digitale; in compenso sono certamente tre i terzi del film in cui manca senso del ritmo, recitazione e sceneggiatura. Ci arrendiamo.

Lei si è fatta le cannette, evidentemente...

Perché lo abbiamo visto?
Per puro caso. No, dai: ormai è chiaro che si va in cerca dell’orrido.

L'orrido (grazie a copia sangue e incolla sangue)

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Di sicuro tutte le scene di interazione tra il mostrone e i personaggi: lì l’Amiga bolliva e la ventola girava che era un piacere. Poi che c’entra se sembrano completamente inverosimili.

Brividi!

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
Quando Passeri non sa cosa fare, non si arrende: non può girare la scena che aveva in mente? L’hanno girata altri, chi vuoi che se ne accorga… Be’, noi di sicuro, ma tranquillo che non diciamo niente a John Cameron.

(C) Qualcun Altro

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)
I titoli di testa destano qualche interesse. Uno, due, tre minuti. Poi, quando l’azione (si fa per dire) è ampiamente cominciata e ci sono scritte a tutto schermo che la oscurano, be’, è troppo tardi: sono già passati cinque minuti e la curiosità morbosa cresce.

La situazione è disperata e lei si dà allo scotch

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Qui non c’è una vera e propria scena-suicidio, ma di certo il mostro che esce dal naso del meccanico dell’aereo è un momento in cui mi sono detto “Mio Dio”.

"Mio Dio"

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Il conflitto c’è, eccome: non solo quello banale tra uomini e mostri perché, ci insegna il Passeri, i mostri sono anche dentro di noi. E quindi ecco la fine caratterizzazione del proprietario dell’aereo, che vuole in realtà truffare i suoi ospiti giocatori, grazie ai meccanici dell’aereo che sono anche hacker. E sapete perché? Perché è avido. Pensate che vorrebbe vendere i mostri a un istituto di ricerca, invece che ucciderli. Se non è senso degli affari questo…

"Dai che cinquanta euri me li danno, per 'sta roba"

La società si prende le sue colpe?
Che sia tutto un modo per condannare il gioco d’azzardo?

Sul Roulette One si può anche giocare a scacchi, con la magia della realtà virtuale!

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
No, zero.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso)
Come abbiamo detto, si copia (e incolla) non ci si limita a citare. Quindi 10. O zero.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Molto basso: a meno che non si riveda questo film con la stessa nostalgica passione con cui si lanciano gli emulatori dei giochi “arcade” degli anni ’80. Però PacMan era divertente, Volo per l’inferno è anche di una noia epocale.

Il computer di bordo fornisce dati spiacevoli.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
Le attrici non si spogliano mai, ma hanno come modello evidente la pornografia di basso livello, nello specifico lo stile delle scene non di sesso. Faccette, minigonne e battute come “Sei fantastico”, “È terribile”, “Ah”, “Eh”, “Oh”.

Pubblico? Quale pubblico?
Il film, ovviamente straight to video, ha fallito anche nel raggiungimento dello status di scult minore: viene preso in giro, sì, ma tutto sommato da pochi.

Ce lo meritiamo?
No, dai, no.


One Comment

  1. icittadiniprimaditutto
    Posted 23 gennaio 2012 at 13:23 | Permalink | Rispondi

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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