Hugo Cabret, Martin Scorsese, 2011

E’ curioso che due dei film più importanti in lizza per gli Oscar 2012 siano omaggi alle origini del cinema. Da un lato la magica fascinazione nostalgica del cinema muto (The artist), dall’altra la favola che celebra l’altra favola, quella del cinema di Melies e del suo regno di sogni in celluloide, nell’Hugo Cabret di Scorsese. Tratto da un libro -illustrato, ça va sans dire– per ragazzi, La straordinaria storia di Hugo Cabret, di Brian Selznick, il film narra le vicende, nella Parigi del Dopoguerra, dell’omonimo protagonista, un orfano che vive nascosto tra gli ingranaggi dei grandi orologi che sovrastano la stazione di Montparnasse, chè  quello sa fare, oliare e far ripartire ingranaggi, rapito dal loro incanto. Unica eredità del padre è un uomo meccanico semidistrutto, lascito di un misterioso donatore al museo nel quale l’uomo è morto in un incendio, e che cela tra i suoi ingranaggi arrugginiti un segreto sepolto da tempo.
Altro dirvi non vo’, per non rovinare, a chi ancora non conoscesse la trama, il viaggio e la scoperta dello spettatore assieme a Hugo, che partito alla ricerca del padre arriva invece a scoprire la meraviglia del Cinema, e il cinema della Meraviglia. L’opzione del 3D diventa in questo senso da parte di Scorsese scelta inevitabile, perchè se c’è un’infanzia da riscoprire, o da far riscoprire all’homo cinematographicus smaliziato e sazio, essa passa attraverso l’ultima delle meraviglie, la si apprezzi o no. Erano i primi anni del Novecento e Meliès scriveva queste parole: “…io voglio ricorrere a tutte le possibilità che questa macchina mi offre, e sfruttarle per intero chiedendo ad essa di produrre illusioni, il solo ingrediente di tutto ciò che fa spettacolo. Non più limiti, non più confini con il cinema!”. Meliès, il metteurs en scene dei sogni infantili, attratto dall’affascinata vertigine per l’illusione e l’artefatto, da un lato: le tecnologie digitali che oltrepassano i confini dello schermo e rinnovano il gusto dello straordinario, il nuovo che l’industria cinematografica offre a sfondare i confini del già visto, dall’altro. E un protagonista che è un ragazzino, quanto fanciullo era lo sguardo di fronte alle prime, strabilianti immagini in movimento, quando nacque questo strano ibrido, impasto di arte e meccanica, di industria e produzione di bellezza. Così il 3D di Scorsese, fastidioso nelle prime inquadrature per quanto ha di fittizio e stucchevolmente pittoresco, mano a mano che il film avanza conquista una sua ragion d’essere precisa, e scioglie ogni sua freddezza e incertezza nella bellezza e nell’incanto della favola bella. Didascalico o pedante nel suo esplicitare ripetutamente questa intenzione celebrativa e, in qualche modo, didattica? Forse, a tratti. Ma alla fine resta addosso la sensazione di aver partecipato a una sorta di rituale collettivo, ad una immersione in una dimensione, quella dell’ingenuo stupore dei primordi della settima arte, che credevamo non poter più recuperare. E che invece Scorsese sa, da vero illusionista, restituirci.

IMDb | Trailer

2 Comments

  1. icittadiniprimaditutto
    Posted 23 febbraio 2012 at 09:40 | Permalink | Rispondi

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Posted 23 febbraio 2012 at 22:13 | Permalink | Rispondi

    Io l’ho trovato, è proprio il caso di dirlo, un film veramente magico, oltre che estremamente coinvolgente, soprattutto per chi, come me, ama moltissimo il cinema. E poi il 3D è veramente spettacolare!

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