In Time, Andrew Niccol, 2011

Quante volte abbiamo detto che un testo, di qualunque natura fosse, non ci convinceva perché mancava di un’idea forte? Si tratta di una cosa piuttosto comune: del resto le buone idee sono difficili da scovare. Per questo fa ancora più incazzare vedere In Time, ultimo film di Niccol, già regista di S1m0n3 e di Gattaca, nonché sceneggiatore di The Truman Show. Perché l’idea alla base di In Time non è affatto male: in un mondo del futuro, niccolianamente distopico (non parliamo di postatomico, ma dell’inquietudine diffusa nel carnet del nostro), il tempo è denaro. Nel senso che ogni essere umano è predisposto per morire (spegnersi, come i replicanti di Blade Runner) compiuti i 25 anni di età; comprando però del tempo, è possibile essere praticamente immortali. Una specie di orologio-led impiantato sotto la pelle dell’avambraccio agisce come perpetuo memento mori e come Bancomat. Passi il braccio sotto il lettore ottico di un autobus, perché la corsa costa tre ore, bevi un caffè da un paio di minuti, ricevi uno stipendio di qualche giorno. E così via. Geniale, no? Almeno, a me è parsa un’idea davvero potente: ma in potenza rimane, ahinoi, nel film.

Will Salas (Justin Timberlake) ha 25+3 anni e vive nel ghetto, dove l’inflazione galoppa e un oggetto qualsiasi costa tre volte tanto da un giorno all’altro. Non ci si meraviglia più della gente che crolla “azzerata” per strada, per non parlare di quelli uccisi dai “ladri di tempo”, che scappano di “guardiani del tempo”. Insomma, avete capito. Will incontra un riccone (nel senso che ha un’ottantina d’anni e sull’avambraccio sono segnati oltre 100 anni “a disposizione”) che, prima di uccidersi, gli regala tutto quel tempo. Che fare?
Ecco: da qui le cose vanno in vacca (siamo attorno al ventesimo minuto di film). Perché In Time si affloscia, tra inseguimenti noiosi e lunghi dialoghi, una storia d’amore “tanto per” tra Will e la figlia (Amanda Seyfried) di un grande, cattivo e potente banchiere del tempo (il Vincent Kartheiser di Mad Men), la quale soffre immediatamente di Sindrome di Stoccolma, e solito il poliziotto, pardon: guardiano del tempo, interpretato da Cillian Murphy, triste e un po’ dolente.
Le due ore faticano a passare, e mentre sbadigli ti chiedi dove sia finita quell’idea così brillante: allo stesso porco che ha congegnato la perla. Che spreco.

IMDB | Trailer

2 Comments

  1. icittadiniprimaditutto
    Posted 28 febbraio 2012 at 14:35 | Permalink | Rispondi

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Posted 28 febbraio 2012 at 15:34 | Permalink | Rispondi

    è davvero un peccato perché l’idea era potente, più che una società distopica sembra uno spottone pubblicitario dove sono tutti dei gran gnocchi.

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