SuperOttanta/5 – Explorers, Joe Dante, 1985

C’era una volta un mondo in cui il cinema era un luogo meraviglioso, in cui famiglie problematiche si trasferivano in tristi periferie con delle familiari con inserti in legno sulle portiere. In cui, nelle suddette periferie, un preadolescente solitario in quanto proveniente da una famiglia problematica poteva incontrare un sacco di amici forse un po’ strani ma sicuramente sinceri. E in cui, il suddetto preadolescente, giocando con i nuovi amici nella trista periferia residenziale, poteva facilmente incorrere in avventure strabilianti: tesori di pirati, astronavi capaci di superare la velocità della luce, alieni adorabili invece di quei cazzo di gattini. Ebbene sì, un tempo qui era tutta campagna e la si percorreva tutta con una BMX. Nell’anno di grazia 2011, dopo l’Internet, Kurt Cobain, l’11 settembre e i film con gli animali parlanti, un produttore dal cuore d’oro ha deciso di far rivivere quel tempo gioioso del blockbuster hollywoodiano, però con gli effetti speciali con i dollaroni (e non credete a quelli senza cuore che leggono questa frase come “un furbo produttore proverà a vendere un film sia ai ragazzini di oggi che ai ragazzini di allora diventati big spender, e pure sdoganati dalla trasformazione del nerd in subcultura dominante”, perché sono persone malvagie).
A settembre esce Super8, e noi lo celebriamo con un countdown parlando dei film di quando avevamo 10 anni, che per definizione è il cinema più bello del mondo per chiunque

Oggi è la volta di Explorers di Joe Dante.

Trama:

Chi non ha mai sognato di costruire un’astronave e andare nello spazio? È quello che capita a tre ragazzi. Il primo, Ben, ha le fattezze di un imberbe Ethan Hawke, prima che gli venisse in mente di essere un bravo attore, un bravo regista, un bravo scrittore, prima soprattutto di aver dimostrato al mondo intero di essere un babbo tradendo una moglie come Uma Thurman. Ben è appassionato di fantascienza, di avventura, ma soprattutto è un sognatore: di giorno sogna di limonare duro con la ragazza più carina della scuola, mentre di notte, invece di avere polluzioni notturne come molti ragazzi della sua età, sogna dei circuiti. Circuiti elettrici che prontamente comunica all’amico del cuore e di cervello Wolfgang, che ha il viso di un allora grassoccio River Phoenix prima di diventare bello e dannato. Wolfgang, come il nome suggerisce, è un genietto della nascente informatica, figlio di due scienziati ovviamente di origine tedesca. Un felice prigioniero delle proprie ossessioni, insomma un nerd, sorta di proto Sheldon Cooper, che ha il compito d concretizzare il sogno elettrico di Ben. Il terzo è Darren, il disilluso, con una famiglia disastrata alle spalle, che conosce già la dura realtà della vita e che entra in scena salvando dal pestaggio Ben, reo di aver apostrofato lo sveglissimo bullo della scuola con un parolone difficile come “affetto da elefantiasi“. Darren diventa così amico dei due ragazzi e coinvolto nella realizzazione del circuito sognato da Ben, che si scopre essere la chiave per creare un centro di forza a forma di sfera che sfida la legge di gravità e l’inerzia e che può essere controllato da un computer della marca di proprietà di un tizio malato terminale. I tre amici così decidono di costruire una rudimentale astronave, fatta di bidoni della spazzatura, sportelli di lavatrici e pezzi di giostra che la bolla di energia può fare volare. E magari poter spiare la ragazza più bella della scuola, dimostrando una propensione più al voyeurismo che non all’avventura spaziale. Ma il destino ha in serbo una grande sorpresa: il circuito altro non è che un tentativo alieno di stabilire un contatto e permttere ai tre ragazzi di raggiungere un’astronave, dove incontreranno due simpaticissimi extraterrestri smaniosi di stringere amicizia con abitanti della Terra, pianeta che conoscono solo attraverso la televisione, grazie alla quale possono comunicare, ripetendo battute di film, televendite, talk show e pubblicità. Si scoprirà alla fine che i due alieni altro non sono che due ragazzi come loro, fratello e sorella che passano troppo tempo davanti all’allora tubo catodico, finendo per essere sgridati da un genitore molto arrabbiato, un po’ come accade sulla Terra. I tre amici torneranno a casa in maniera rocambolesca e da questa avventura Ben, che ricordiamolo ha le fattezze di un imberbe Ethan Hawke, riuscirà pure a cuccare la ragazza più bella della scuola.

Giudizio:

Un bellissimo film, che resiste ancora nonostante siano passati venticinque anni, in cui Joe Dante mette tutta la sua passione cinefila omaggiando, come avrebbe fatto successivamente anche in Matinée, un genere e un periodo cinematografico, fatto di drive-in, doppi spettacoli, mostri verdi, spaventi e ingenuità, riuscendo a rinnovare un “sense of wonder” che ormai sembra definitivamente perduto e una formula anni ’80 di guardare allo spettacolo costituita dalla felice miscela di ingredienti e sentimenti eterogenei: avventura, divertimento, paura, malinconia, azione.

Spielberg e i trucchi del mestiere:

Contrariamente al precedente Gremlins, altro fortunato film di Dante, questa volta Spielberg non è il produttore, ma la sua influenza si nota per tutto il film, nei genitori spesso fuori campo, nel punto di vista esclusivamente dei ragazzi, nella rappresentazione di alieni buoni e simpatici, nella suburbia fatta di distinte casette bianche e vialetti d’ingresso, in quel sottile velo di nebbia delle scene notturne, squarciato da torce e rumore di chiavi come in E.T., arrivando addirittura a inquadrare una scimmia giocattolo che suona due piatti tale e quale a quella che compare nella scena del rapimento alieno di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo.

La cosa pù nerd:

Come in ogni film di Joe Dante di nerditudine ce n’è a pacchi, anche se si riesce a cogliere più adesso che si è nerd di fatto che non quando si vedeva il film a dieci anni e si era nerd in potenza. Ovviamente le numerosi citazioni cinematografiche, con postere e immagini tratte da La cosa da un altro mondo, La guerra dei mondi (fortunatamente per questioni temporali quello di Byron Haskin e non di Spielberg nda), ovviamente Ultimatum alla Terra e il suo Klaatu Barada Nikto, Cittadino dello spazio, Destinazione Terra e il doveroso omaggio agli effetti speciali del maestro Ray Harryhausen con l’Ymir di A 30 milioni di km dalla Terra e La Terra contro i dischi volanti. Non manca neppure  l’omaggio a Darth Vader e Guerre Stellari. Ma la cosa più nerd in assoluto è sicuramente il topo di Wolfgang che si chiama Heinlein. E la scuola intitolata a “Charles M. Jones“.

Nostalgia Canaglia:

Infinita. Anche senza voice over o protagonisti invecchiati. Per un cinema che non si fa più, per un’età che non si ha più, per uno stupore che non si prova più, per avventure che non si vivranno più. E scoprire dopo anni che l’astronave si chiama Thunder Road. Facendo spuntare l’inevitabile lacrimona. Non a caso il film è stato inserito dalla web tv The Nostalgia Critic al settimo posto degli undici più sottovalutati classici nostalgici della storia.

Fattore bicicletta:

Ovviamente la bicicletta c’è, campeggia addirittura nella locandina, anche se nel film compare solo all’inizio, quando vediamo Ben, che ricordiamo avere le fattezze di un imberbe Ethan Hawke, recuperare la sua bicicletta, ovviamente una bmx, all’uscita della scuola, dopo che ha rischiato di essere corcato dall’intelligentissimo bullo della scuola che crede che la parola elefantiasi sia un insulto.

Il Buio Oltre la Siepe:

Che film di fantascienza sarebbe senza gli extraterrestri? I due alieni che i tre ragazzi incontrano nell’astronave sono verdi, non troppo belli, hanno perfino due nomi, ovvero Wak e Neek, e nonostante la paura iniziale sono veri e propri régaz delle stelle. Per la cronaca e la nerditudine il make up è di Rob Bottin.

Che fine hanno fatto?:

Di Ethan Hawke, che ancora imberbe dona le sue fattezze a Ben, si è già detto: dopo questo, che segna il suo esordio cinematografico, occuperà gli schermi sempre di più in tutti i sensi causa grassezza crescente, recitando successivamente ne L’attimo Fuggente e in numerosi altri film di successo, montandosi la testa non più imberbe ma sempre più larga diventando pure regista dell’inedito Chelsea Walls e del noiosissimo L’amore giovane, tratto addirittura da un suo romanzo, impalmando una delle donne più belle del mondo, con cui si suppone si sia accoppiato ripetutamente sfornando addirittura due figli, ma dimostrandosi il più babbeo del mondo tradendola con una sciacquetta qualsiasi. Un genio. Diverso e più tragico destino per River Phoenix, forse la più luminosa promessa del cinema americano degli ultimi anni, giovane Indy in Indiana Jones e l’ultima crociata, protagonista dello struggente Dogfight e poi Stand by me e Mosquito Coast, che ha terminato la sua troppo breve carriera sul marciapiede antistante il locale Viper Room dell’amico Johnny Depp per una dose di speedball. Una perdita immane. Altra sorte per il terzo, Jason Presson, che dopo qualche altro film dello stesso periodo è finito nel limbo di anonime serie televisive.

IMDb |Trailer

2 Comments

  1. Posted 31 agosto 2011 at 08:35 | Permalink | Rispondi

    Lo amo alla follia.

  2. Posted 1 settembre 2011 at 10:10 | Permalink | Rispondi

    Rivisto pochissimo tempo fa, merita eccome, una piccola perla anni ’80.

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